Nel caffè della gioventù perduta
di Patrick Modiano (Premio Nobel per la Letterature 2014)
(Einaudi, pp.120 € 14,00)
isbn 9788806225995
(traduzione di Irene Babboni)
C'è una ragazzina (vent'anni?) che viene ogni sera al Condè, caffè di bohemien all'Odèon (Quertiere Latino), silenziosa, tenera; è una presenza costante, misteriosa e affascinante. Chi è? Se lo chiedono in molti, il primo è Roland, "negro" in una casa editrice che ne è forse innamorato. Tutti al Condè la chiamano Louki, pochi di loro sanno, come scoprirà l'investigatore privato Pierre Caisley che si chiama Jaqueline Delanque e che da mesi il marito, Jean-Pierre Choureau, la sta aspettando invano nel loro appartamento a Neuilly. Ma chi è Louki? Fugge? Ma da chi o da cosa?
Geneviève, sua madre, non se l'è mai chiesto, anche quando la Gendarmeria la chiamava per riprendersi quella figlia vagabonda. E poi giunse lui, Guy de Vere, mistico, santone (truffatore), scrittore, amante di sedute spiritiche. Forse, ma è pura supposizione chi la conosceva meglio era Jeannette Gaul, detta "Teschio", la sua migliore amica; sì, sarà lei, con la sua "neve" a dipanare il bandolo della matassa.
Modiano descrive una borderline, una di quelle donne sfuggenti che inseguono tutta la vita soprattutto sé stesse.
di Luigi De Rosa
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3 dic 2014
28 nov 2014
Gaziel e la Costiera
A Napoli e dintorni
di Gaziel
Prefazione del professor Manuel Llanas
traduzione dal catalano di Velentina Ripa
(Libreria Dante & Descartes, pp.63 € 2,00)
isbn 9788861571082
(...) Qui, invece, il sole cade nel mare immenso e contemplare il tramonto - come abbiamo fatto oggi -, per esempio dalla strada panoramica che inizia subito dopo Sorrento, a metà montagna, a destra della città, con i raggi di luce dorata che attraversano lungamente il riposo azzurro del mare e battono in pieno, con un'ultima carezza rosa, su tutta la valle sorrentina - verde come un altro mare di vegetazione punteggiata anche di innumerevoli barche, che sono i casali dispersi - è uno di quei momenti - i soli, perchè di nient'altro si tratta - in cui si vive in questo mondo quella cosa assurda, perchè l'uomo la vorrebbe continua ed eterna, che chiamiamo felicità.
di Gaziel tratto da "A Napoli e dintorni" (Dante & Descartes)
Agustì Calvet è stato corrispondente di guerra, direttore de "La Vanguardia" prima che la Guerra Civile lo costringesse all'esilio in Francia, la sua opera caratterizzata soprattutto da libri di memorie e diari di viaggio in Portogallo, Spagna, Svizzera e Italia lo collaca fra le figure più rappresentative della Letteratura catalana. Questo piccolo libro nato grazie alla competenza e al gusto del professor Manuel Llanas, alla passione per i grandi autori di Raimondo di Maio e alla generosità della signora Lluisa Calvet è una raccolta di scritti inediti dedicati ad un viaggio in Italia che lo scrittore catalano realizzò nel giugno del 1956 che lo vide appassionato e attento turista a Capri, Sorrento, la Costiera amalfitana e il Museo Archeolgico di Napoli. Gaziel ha la capacità di descrivere il paesaggio che ha davanti con tale maestria che si ha l'impressione di toccarli gli agrumeti della costiera e di respirarne i profumi, con le sue parole dipinge paesaggi come Aureliano de Beruete e Dario de Regoyos. La Costa Brava e la Costiera sorrentino-amalfitana nei suoi scritti si specchiano ed è l'italiana a risultare la più bella del reame.
Gaziel è anche uomo di spirito, simpatico l'episodio dei turisti francesi alle prese con i simboli della fecondità che affrescano le pareti delle case di Ercolano così come non manca critiche sarcastiche a chi della sua terra ha fatto un caravanserraglio disgustoso per mandrie di turisti, ed eravamo negli anni Cinquanta, lontani dagli orrori che ha portato la globalizzazione.
di Luigi De Rosa
(il testo è disponibile in libreria)
di Gaziel
Prefazione del professor Manuel Llanas
traduzione dal catalano di Velentina Ripa
(Libreria Dante & Descartes, pp.63 € 2,00)
isbn 9788861571082
(...) Qui, invece, il sole cade nel mare immenso e contemplare il tramonto - come abbiamo fatto oggi -, per esempio dalla strada panoramica che inizia subito dopo Sorrento, a metà montagna, a destra della città, con i raggi di luce dorata che attraversano lungamente il riposo azzurro del mare e battono in pieno, con un'ultima carezza rosa, su tutta la valle sorrentina - verde come un altro mare di vegetazione punteggiata anche di innumerevoli barche, che sono i casali dispersi - è uno di quei momenti - i soli, perchè di nient'altro si tratta - in cui si vive in questo mondo quella cosa assurda, perchè l'uomo la vorrebbe continua ed eterna, che chiamiamo felicità.
di Gaziel tratto da "A Napoli e dintorni" (Dante & Descartes)
Agustì Calvet è stato corrispondente di guerra, direttore de "La Vanguardia" prima che la Guerra Civile lo costringesse all'esilio in Francia, la sua opera caratterizzata soprattutto da libri di memorie e diari di viaggio in Portogallo, Spagna, Svizzera e Italia lo collaca fra le figure più rappresentative della Letteratura catalana. Questo piccolo libro nato grazie alla competenza e al gusto del professor Manuel Llanas, alla passione per i grandi autori di Raimondo di Maio e alla generosità della signora Lluisa Calvet è una raccolta di scritti inediti dedicati ad un viaggio in Italia che lo scrittore catalano realizzò nel giugno del 1956 che lo vide appassionato e attento turista a Capri, Sorrento, la Costiera amalfitana e il Museo Archeolgico di Napoli. Gaziel ha la capacità di descrivere il paesaggio che ha davanti con tale maestria che si ha l'impressione di toccarli gli agrumeti della costiera e di respirarne i profumi, con le sue parole dipinge paesaggi come Aureliano de Beruete e Dario de Regoyos. La Costa Brava e la Costiera sorrentino-amalfitana nei suoi scritti si specchiano ed è l'italiana a risultare la più bella del reame.
Gaziel è anche uomo di spirito, simpatico l'episodio dei turisti francesi alle prese con i simboli della fecondità che affrescano le pareti delle case di Ercolano così come non manca critiche sarcastiche a chi della sua terra ha fatto un caravanserraglio disgustoso per mandrie di turisti, ed eravamo negli anni Cinquanta, lontani dagli orrori che ha portato la globalizzazione.
di Luigi De Rosa
(il testo è disponibile in libreria)
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| Agustì Calvet Pascual in arte Gaziel (1887-1964) |
Carceri borboniche...la negazione di Dio?
Carceri borboniche
...la negazione di Dio?
di Giovanni Attinà
Stamperia del Valentino pp. 110 € 15,00
isbn 9788895063591
Giovanni Attinà, napoletano residente a Trieste, è stato per decenni dirigente penitenziario e grande appassionato di storia locale, ha condotto inoltre ricerche approfondite sul sistema detentivo borbonico. Il saggio che vi presentiamo in questo post è il frutto prezioso del suo attento lavoro di ricerca. Fino a pochi anni fa la storia raccontata dai vincitori aveva descritto i Borbone di Napoli come una delle peggiori dinastie europee, spesso vere e proprie menzogne sono state spacciate per verità storiche, come la descrizione che mister William Gladstone fece nel 1851 del sistema governativo borbonico definenito dal diplomatico britannico nelle sue lettere al Governo di Sua Maestà : "la negazione di Dio, la sovversione di ogni idea morale e sociale eretta a sistema di governo". In realtà come si illustra nel testo di Attinà, lord Gladstone fu interprete ante litteram di quel sistema di delegittimazione dell'avversario politico che noi oggi conosciamo come "macchina del fango" in quel tempo messa in atto dagli inglesi contro i Borbone rei di appoggiare la politica di espansione dei francesi nel Mediterraneo. Questo saggio getta nuova luce sul sistema detentivo borbonico, dimostra che le carceri partenopee non erano peggiori, nè migliori di quelle britanniche, piemontesi o austriache.
Ricostruisce ubicazione e struttura di antiche carceri analizzando i molti toponimi esistenti nella ex capitale del Regno delle due Sicilie. Rievoca origini e aneddoti di carceri come la Vicaria, San Francesco, Santa Maria ad Agnone, S.Eframo, Concordia, Poggioreale, Fronne e delle isole-prigione.
Analizza gli studi di autori come Gaetano Filangieri e Cesare Beccaria, smaschera panzane come il coccodrillo di Castel Capuano o i bagni penali negli escrementi ai quali sarebbero stati sottoposti i prigionieri ischitani.
di Luigi De Rosa
(il testo è disonibile in libreria)
...la negazione di Dio?
di Giovanni Attinà
Stamperia del Valentino pp. 110 € 15,00
isbn 9788895063591
Giovanni Attinà, napoletano residente a Trieste, è stato per decenni dirigente penitenziario e grande appassionato di storia locale, ha condotto inoltre ricerche approfondite sul sistema detentivo borbonico. Il saggio che vi presentiamo in questo post è il frutto prezioso del suo attento lavoro di ricerca. Fino a pochi anni fa la storia raccontata dai vincitori aveva descritto i Borbone di Napoli come una delle peggiori dinastie europee, spesso vere e proprie menzogne sono state spacciate per verità storiche, come la descrizione che mister William Gladstone fece nel 1851 del sistema governativo borbonico definenito dal diplomatico britannico nelle sue lettere al Governo di Sua Maestà : "la negazione di Dio, la sovversione di ogni idea morale e sociale eretta a sistema di governo". In realtà come si illustra nel testo di Attinà, lord Gladstone fu interprete ante litteram di quel sistema di delegittimazione dell'avversario politico che noi oggi conosciamo come "macchina del fango" in quel tempo messa in atto dagli inglesi contro i Borbone rei di appoggiare la politica di espansione dei francesi nel Mediterraneo. Questo saggio getta nuova luce sul sistema detentivo borbonico, dimostra che le carceri partenopee non erano peggiori, nè migliori di quelle britanniche, piemontesi o austriache.
Ricostruisce ubicazione e struttura di antiche carceri analizzando i molti toponimi esistenti nella ex capitale del Regno delle due Sicilie. Rievoca origini e aneddoti di carceri come la Vicaria, San Francesco, Santa Maria ad Agnone, S.Eframo, Concordia, Poggioreale, Fronne e delle isole-prigione.
Analizza gli studi di autori come Gaetano Filangieri e Cesare Beccaria, smaschera panzane come il coccodrillo di Castel Capuano o i bagni penali negli escrementi ai quali sarebbero stati sottoposti i prigionieri ischitani.
di Luigi De Rosa
(il testo è disonibile in libreria)
15 ott 2014
I vulnerati
Acheloo
a cura di Helga Di Giuseppe
illustrazioni di Emanuele Carosi
Scienze e Lettere; pagine 45; € 13,00
isbn 9788866870609
I Vulnerati sono gli ibridi mitologici, quegli esseri che in natura non esistono, che possono a piacimento assumere anche forma umana, che, per loro disgrazia, si sono imbattuti negli dei attirandone invidia e ira. Esseri spesso sconfitti dagli Eroi, umiliati nello spirito e menomati nel fisico. Questa nuova collana di Scienze e Lettere intende divulgare fra i giovanissimi la conoscenza di questi monstra spesso ignorati dai manuali di mitologia che si trovano generalmente negli scaffali delle librerie, figure che un tempo avevano un loro peso nelle comunità antiche cito Aracne, le Sirene, Tifone, Scilla e soprattutto il protagonista di questo primo saggio: Acheloo, divinità fluviale fra le più potenti, sconfitto da Eracle che durante la lotta gli staccò un corno che in seguito riempì di frutta da offrire alla bellissima Deianira (da qui l'origine della cornucopia) mentre dal sangue della ferita del monstrum del fiume nacquero le Sirene. Le illustrazioni che accompagnano la storia di Acheloo sono tratte da raffigurazioni ritrovate su anfore antiche a dimostrazione dell'attenzione che lo staff di Scienze e Lettere sempre pone alla qualità dai propri prodotti editoriali. Dunque una collana sui perdenti? No, su quelli fra gli esseri mitologici più vicini a noi umani, in fondo noi non abbiamo amato e preferito Ettore al pelìde Achille, non è forse così?
di Luigi De Rosa
a cura di Helga Di Giuseppe
illustrazioni di Emanuele Carosi
Scienze e Lettere; pagine 45; € 13,00
isbn 9788866870609
I Vulnerati sono gli ibridi mitologici, quegli esseri che in natura non esistono, che possono a piacimento assumere anche forma umana, che, per loro disgrazia, si sono imbattuti negli dei attirandone invidia e ira. Esseri spesso sconfitti dagli Eroi, umiliati nello spirito e menomati nel fisico. Questa nuova collana di Scienze e Lettere intende divulgare fra i giovanissimi la conoscenza di questi monstra spesso ignorati dai manuali di mitologia che si trovano generalmente negli scaffali delle librerie, figure che un tempo avevano un loro peso nelle comunità antiche cito Aracne, le Sirene, Tifone, Scilla e soprattutto il protagonista di questo primo saggio: Acheloo, divinità fluviale fra le più potenti, sconfitto da Eracle che durante la lotta gli staccò un corno che in seguito riempì di frutta da offrire alla bellissima Deianira (da qui l'origine della cornucopia) mentre dal sangue della ferita del monstrum del fiume nacquero le Sirene. Le illustrazioni che accompagnano la storia di Acheloo sono tratte da raffigurazioni ritrovate su anfore antiche a dimostrazione dell'attenzione che lo staff di Scienze e Lettere sempre pone alla qualità dai propri prodotti editoriali. Dunque una collana sui perdenti? No, su quelli fra gli esseri mitologici più vicini a noi umani, in fondo noi non abbiamo amato e preferito Ettore al pelìde Achille, non è forse così?
di Luigi De Rosa
19 lug 2014
Prede e predatori
San Francesco e il lupo
Un'altra storia
di Chiara Frugoni
Illustrazioni de Felice Feltracco
Feltrinelli € 15,00
isbn 9788807922268
Chiara Frugoni ha insegnato Storia Medievale all'Università di Pisa, Roma e Parigi ed è considerata uno dei massimi esperti di San Francesco, mentre Felice Feltracco è scenografo e pittore le cui opere sono esposte al Royal Institute of Painters in Watercoluors a Londra, insieme hanno realizzato un testo di rara bellezza e poesia sull'incontro principe fra esseri viventi quello fra predatore e preda, ma chi è tra Francesco e il Lupo, la preda e chi il predatore?
La risposta a questa domanda sembra scontata, già lo sappiamo tutti che
il predatore è Francesco.
Ci catturerà tutti perchè la Fede è più forte della carne e del sangue, chiedete al Lupo.
di Luigi De Rosa
//Chistu lupo nun se magna,
sulamente l'animale,
manco a l'uòmmene sparagna,
ch'è 'o fatte assenziàle! //
di Rocco Ciampa, ha inseguito Francesco tutta la vita da predatore di Fede.
Un'altra storia
di Chiara Frugoni
Illustrazioni de Felice Feltracco
Feltrinelli € 15,00
isbn 9788807922268
Chiara Frugoni ha insegnato Storia Medievale all'Università di Pisa, Roma e Parigi ed è considerata uno dei massimi esperti di San Francesco, mentre Felice Feltracco è scenografo e pittore le cui opere sono esposte al Royal Institute of Painters in Watercoluors a Londra, insieme hanno realizzato un testo di rara bellezza e poesia sull'incontro principe fra esseri viventi quello fra predatore e preda, ma chi è tra Francesco e il Lupo, la preda e chi il predatore?
La risposta a questa domanda sembra scontata, già lo sappiamo tutti che
il predatore è Francesco.
Ci catturerà tutti perchè la Fede è più forte della carne e del sangue, chiedete al Lupo.
di Luigi De Rosa
//Chistu lupo nun se magna,
sulamente l'animale,
manco a l'uòmmene sparagna,
ch'è 'o fatte assenziàle! //
di Rocco Ciampa, ha inseguito Francesco tutta la vita da predatore di Fede.
11 giu 2014
Napoli,Via Salvator Rosa, sorprendo due turisti con il naso all'insù, leggono una lapide...'O Sole mio
Napoli raccontafatti e fattarielli letti sulle lapidi
di Luciano Recano
Arte Tipografica Editrice
isbn 9788889776834
pagine 110; illustrato; € 15,00
Napoli, Piazza del Gesù, mi imbatto in una lapide che racconta a noi pedoni
l'unicità di questa città che il Bureau du Patrimoine Mondial dell'UNESCO il 5 dicembre del 1997 ha voluto sancire inserendola nella lista dedicata al Patrimonio dell'Umanità. Col petto gonfio, proseguo la passeggiata in Via San Biagio ai Librai, qui c'è un'altra lapide, vi si legge che in quella casa è nato Giambattista Vico,Luciano Racano la mia guida ne approfitta per ricordarmi grandezze e tribolazioni dell'autore della "Scienza Nuova". Luciano Recano però ha il dono della sintesi, racconta l'essenziale, incuriosisce senza annoiare. Camminiamo ancora e di fronte a noi si apre Via Caracciolo, leggiamo la lapide subito con l'immaginazione andiamo alla celebre scena del comandante che guarda sprezzante Nelson (quello di Trafalgar) che lo condanna a morte vigliaccamente. Da Via Caracciolo arriviamo in via Chiaia, altra lapide, meno impegnativa se vogliamo, c'è scritto che in questo luogo cento anni fa Raffaele Esposito e sua moglie Rosina Brandi servirono una pizza di loro creazione alla Regina Margherita, che dei sapori e dei colori di questa pietanza: rosso pomodoro, bianco mozzarella e verde basilico s'innamorò perdutamente. Lasciamo via Chiaia per Via Capitelli c'imbattiamo in una nuova lapide in onore di Raffaele Sacco, scienziato e accademico, ma soprattutto inventore di una canzonetta che scrisse quasi per scherzo a tavola con gli amici in una taverna del posto, da cui fece fatica poi a uscire per la folla commossa che si era radunata tutt'intorno per ascoltare : Te voglio bene assaje e tu nun pienze a me...
In Viale Gramsci c'imbattiamo in una lapide dedicata a Gaetano Gaeta in arte E.A. Mario e subito Luciano Recano comincia a canticchiarmi "Tammurriata Nera" e a raccontarmi di quando Edoardo Nicolardi, dirigente del Loreto Mare, dovette correre in sala parto; una ragazza napoletana aveva partorito un bambino di colore, avvenimento che aveva sorpreso e scandalizzato i familiari della giovane. Abbandoniamo il trambusto e da Via Municipio imbocchiamo via Cervantes, Cervantes? Quello del Don Chisciotte? Sì , proprio lui che Napoli l'amò profondamente, tanto da citarla anche nel suo capolavoro come "città più deliziosa al Mondo". Lasciamo via Cervantes direzione Piazza Mercato dove le lapidi sono intrise di "sangue". L'ambiente è spettrale, leggiamo un nome su tutti Masaniello e già l'immaginazione vola nella Napoli dei Vicerè fatta di miseria, ribellioni e giustizia sommaria che spesso si tradusse in impiccagioni. La descrizione di lapidi e dei fatti storici che ne hanno determinato l'installazione ci conduce fin su al Vomero, senza stancarci. Un libro questo che firma Luciano Recano caratterizzato da chiarezza espositiva, competenza e quel signorile umorismo alla Professor Bellavista che seduce il lettore fino all'ultima pagina.
di Luigi De Rosa
5 mag 2014
...qui è una donna, là una statua; più in la, un cadavere Balzac
Lisario o il piacere infinito delle donne
di Antonella Cilento
Mondadori 300p., € 17,50
isbn 9788804634478
Avicente Iguelmano era un medico catalano di quelli che "Dio ce ne scampi e liberi" così, lasciata la sua terra, aveva sperato di trovare nella "Colonia" rifugio e nuovo avvenire, mettendo miglia marine fra lui e i suoi fallimenti. A Napoli grazie alla protezione della Senora Eleonora Fernanda Antigua di Mezzala, nobildonna molto influente a Corte, aveva fatto la conoscenza di don Ilario Morales comandante della guarnigione del Castello di Baia, sposato con donna Dominga Morales, genitori della bellissima Belisaria, Lisario, bambina sfortunata che per un'incauta operazione chirurgica era diventata muta e per una malattia misteriosa narcolettica.
Al medico catalano don Ilario affidò la cura della "bella addormentata" convinto dalla Senora di Mezzala che nel giovane riponeva molta fiducia. Avicente, abituato a guarir malanni con inutili pilloline rosa, zuccherini e basta!, davanti a quella fanciulla addormentata non sapeva che fare. Passò giorni interi a studiarla, a guardarla dormire, ma dormiva davvero? Cominciò a scoprirla, lentamente e delicatamente. Prima un lenzuolo, poi gli indumenti finanche quelli intimi. Cominciò a scrutarne il corpo, infine a toccarla e poi...il sesso. Ecco la chiave, la chiave?
Alla fine Avicente, turbato, decide di rinunciare, fugge da quel castello e da quel corpo che l'attrae meledettamente. Ossessionato. Sesso...sesso...sesso. Quella donna gli è entrata dentro, così come il mistero del piacere, sì, il godimento erotico. Quella donna addormetata prova piacere o no ? Avverte o no la sua presenza ? Alla fine Lisario rinviene, i Morales, gridano al miracolo e don Ilario giunge a concedere la mano della figlia al suo "salvatore". Lisario sa quello che faceva Avicente al suo corpo mentre lei era incosciente? Il dubbio è nella coscienza di Avicente, non nella mente di Lisario che però non può raccontarlo questo segreto e allora? Lo scrive e a chi altri se non alla Madonna. Lisario è muta ma ha imparato a leggere e scrivere nonostante alle donne quest'arte non fosse insegnata. Invia lettere alla sua Pregiatissima,Suavissima e Dolcissima Signora; le racconta di questo marito strano, che la spia e la osserva dentro, come fosse un animale e poi...
Si chiama Jacques Israel Colmar ,è un giovane pittore, conosciuto durante una cerimonia religiosa e lei se ne è innamorata, rivela anche questo alla sua Dolcissima Signora. E' molto diverso da suo marito, ne è attratta ed è pronta a lasciare tutto e tutti per lui. Quale sarà il destino di questi giovani amanti?
E' magnifica la Napoli "dipinta" dalla penna della Cilento, quella seicentesca vivace e chiassosa, pezzente e indomabile "raccontata" dai pennelli di Juan Do e Jesepe de Ribera (lo Spagnoletto) quella cialtrona e ribelle di Masaniello, quella ruffiana e servile di Tonno d'Agnolo. Al centro della scena c'è lei, donna Lisario, che da oggetto diventa soggetto, l'eros infatti è quello gridato dalla Lisistrata di Aristofane, quell'energia misteriosa che non è e, non deve più essere piacere solo degli uomini.
La forza di Lisario conquista, lei e noi lettori scopriremo che il suo amare "non ha alcun limite eccetto il cielo*"
di Luigi De Rosa
*Miguel de Zerbantes
di Antonella Cilento
Mondadori 300p., € 17,50
isbn 9788804634478
Avicente Iguelmano era un medico catalano di quelli che "Dio ce ne scampi e liberi" così, lasciata la sua terra, aveva sperato di trovare nella "Colonia" rifugio e nuovo avvenire, mettendo miglia marine fra lui e i suoi fallimenti. A Napoli grazie alla protezione della Senora Eleonora Fernanda Antigua di Mezzala, nobildonna molto influente a Corte, aveva fatto la conoscenza di don Ilario Morales comandante della guarnigione del Castello di Baia, sposato con donna Dominga Morales, genitori della bellissima Belisaria, Lisario, bambina sfortunata che per un'incauta operazione chirurgica era diventata muta e per una malattia misteriosa narcolettica.
Al medico catalano don Ilario affidò la cura della "bella addormentata" convinto dalla Senora di Mezzala che nel giovane riponeva molta fiducia. Avicente, abituato a guarir malanni con inutili pilloline rosa, zuccherini e basta!, davanti a quella fanciulla addormentata non sapeva che fare. Passò giorni interi a studiarla, a guardarla dormire, ma dormiva davvero? Cominciò a scoprirla, lentamente e delicatamente. Prima un lenzuolo, poi gli indumenti finanche quelli intimi. Cominciò a scrutarne il corpo, infine a toccarla e poi...il sesso. Ecco la chiave, la chiave?
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| Antonella Cilento |
Si chiama Jacques Israel Colmar ,è un giovane pittore, conosciuto durante una cerimonia religiosa e lei se ne è innamorata, rivela anche questo alla sua Dolcissima Signora. E' molto diverso da suo marito, ne è attratta ed è pronta a lasciare tutto e tutti per lui. Quale sarà il destino di questi giovani amanti?
E' magnifica la Napoli "dipinta" dalla penna della Cilento, quella seicentesca vivace e chiassosa, pezzente e indomabile "raccontata" dai pennelli di Juan Do e Jesepe de Ribera (lo Spagnoletto) quella cialtrona e ribelle di Masaniello, quella ruffiana e servile di Tonno d'Agnolo. Al centro della scena c'è lei, donna Lisario, che da oggetto diventa soggetto, l'eros infatti è quello gridato dalla Lisistrata di Aristofane, quell'energia misteriosa che non è e, non deve più essere piacere solo degli uomini.
La forza di Lisario conquista, lei e noi lettori scopriremo che il suo amare "non ha alcun limite eccetto il cielo*"
di Luigi De Rosa
*Miguel de Zerbantes
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| Dino Valls ,Antifona (1994) |
24 apr 2014
C'era na vota nu Caruttese, nu Sultano e n'alifante...
XII Facezie e Motti
Raccolti in Piano di Sorrento
di Gaetano Amalfi
Franco Di Mauro Editore
- edizione fuori comercio -
O Tu, O I', O Isso
(O Tu, o Io, O Lui)
Nce fuje 'nu tale che fuje pigliato shiavo, e ghiette ' Barbaria.
Là facette 'na mancanza, e 'o Segnore 'o cunnannaje ' a morte.
'Ntramente 'o purtavano pe' giustiziarlo, passanno vecino a 'n alifante, isso
decette: " Si nu' m'accerarisse, 'o'mpararrie 'a parlà".
'E guardie 'o decettono o Signore, e isse p''a curiosità 'e sentì' parlà' l'alifante, fece suspenne 'a cunnanne, e quanno jette 'nnanze 'a isso, 'stu tale ricette ch'abbesugnava 'e riece anne
pe' 'mpararlo 'a parlà'.
"E se po' n' 'o 'mpare?" demannaje 'o Segnore. "Allora me facite muri' ' e chella morte che vulite vuje!"
"Va bebe!"
'N aminco po' l'addimannaje a quatt'uocchie : "Si nu 'nce riesce, chille t'accire!"
E isso: "A cà a riece anne o tu, o i' o isso!"
"E che buo' dicere?"
"O moro i, o tu (l'alifante), o isso ('o Signore). Pe' tiempo nu' se perde causa".
Come ricorda il Guicciardini: "Cosa opportuna ed utile godere il beneficio del tempo".
Gaetano Amalfi nato nel 1855 a Piano di Sorrento e morto a Napoli nel 1928 fu magistrato per professione e folklorista per passione, spinto dal suo amico il siciliano Giuseppe Pitrè rubricò negli anni migliaia di novelle, canti, notizie sugli usi e i costumi della Penisola Sorrentina che hanno contribuito a realizzare più di un saggio di notevole importanza sia storica etnoantropologica.
L'avvocato Renato De Angelis infaticabile cultore dell'opera letteraria del suo avo ha colto un'occasione di gioia personale per dare alle stampe questi "cunti" come li avrebbe definiti il Basile che regalano a noi fortunati lettori acquerelli narrativi del tempo andato. Lo "cunto" che riportiamo nel post è tratto dal libretto e vuole essere un esempio del tipo di "facezie e motti" che vi sono raccolti.
di Luigi De Rosa
Raccolti in Piano di Sorrento
Franco Di Mauro Editore
- edizione fuori comercio -
O Tu, O I', O Isso(O Tu, o Io, O Lui)
Nce fuje 'nu tale che fuje pigliato shiavo, e ghiette ' Barbaria.
Là facette 'na mancanza, e 'o Segnore 'o cunnannaje ' a morte.
'Ntramente 'o purtavano pe' giustiziarlo, passanno vecino a 'n alifante, isso
decette: " Si nu' m'accerarisse, 'o'mpararrie 'a parlà".
'E guardie 'o decettono o Signore, e isse p''a curiosità 'e sentì' parlà' l'alifante, fece suspenne 'a cunnanne, e quanno jette 'nnanze 'a isso, 'stu tale ricette ch'abbesugnava 'e riece anne
pe' 'mpararlo 'a parlà'.
"E se po' n' 'o 'mpare?" demannaje 'o Segnore. "Allora me facite muri' ' e chella morte che vulite vuje!"
"Va bebe!"
'N aminco po' l'addimannaje a quatt'uocchie : "Si nu 'nce riesce, chille t'accire!"
E isso: "A cà a riece anne o tu, o i' o isso!"
"E che buo' dicere?"
"O moro i, o tu (l'alifante), o isso ('o Signore). Pe' tiempo nu' se perde causa".
Come ricorda il Guicciardini: "Cosa opportuna ed utile godere il beneficio del tempo".
Gaetano Amalfi nato nel 1855 a Piano di Sorrento e morto a Napoli nel 1928 fu magistrato per professione e folklorista per passione, spinto dal suo amico il siciliano Giuseppe Pitrè rubricò negli anni migliaia di novelle, canti, notizie sugli usi e i costumi della Penisola Sorrentina che hanno contribuito a realizzare più di un saggio di notevole importanza sia storica etnoantropologica.
L'avvocato Renato De Angelis infaticabile cultore dell'opera letteraria del suo avo ha colto un'occasione di gioia personale per dare alle stampe questi "cunti" come li avrebbe definiti il Basile che regalano a noi fortunati lettori acquerelli narrativi del tempo andato. Lo "cunto" che riportiamo nel post è tratto dal libretto e vuole essere un esempio del tipo di "facezie e motti" che vi sono raccolti.
di Luigi De Rosa
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| Hornace Vernet 1789 - 1863 , immagine tratta dal web |
12 apr 2014
Le stelle non sono lontane di Candida (Tiziana) Morvillo
Le stelle non sono lontane
di Candida Morvillo
Bompiano 301p., € 17,50
isbn 9788845275531
"Il Cerchio è chiuso". Ho pensato a questo dopo aver letto il romanzo di Candida Morvillo. "Il cerchio " ha cominciato a tratteggiarlo nel 2008 Roberto D'Agostino con il suo "Cafonal", con foto e boutade taglienti, infatti, il "Dagospia" nazionale ha svelato quello che si sussurrava accadesse nei palazzi romani. Il potere più becero celebrava sè stesso "attovagliato" s'ingozzava in feste popolate da parvenù, donne rifatte, traffichini d'ogni genere, imprenditori in cerca di politici e politici saltimbanchi. Nel 2013 poi è giunta negli scaffali delle librerie "La Grande Bellezza",Jep Gambardella, erede del Divo Giulio e Tony Pagoda, ha impersonato, grazie al genio di Paolo Sorrentino, il totale disfacimento di una società che ormai è sul baratro, basta un alito di vento in più e i castelli di sabbia e quelli di "rabbia" che la compongono cadranno giù come la Lehman Brothers. Una società che ha superato il complesso di Edipo non assassinando più il padre, ma abbandonandolo davanti alla TV con la badante straniera a rincoglionirsi di affari e pacchi, così da obliarne anche la memoria, perchè l'ha trasformato in un sepolto vivo.
L'Italia di Jep Gambardella non ha più una guida di spessore morale, mi viene in mente un Alcide De Gasperi. E' una società liquida come dice Bauman, e in quest'acqua stagnante stiamo affogando tutti. L'Astrid/Carmela di Candida Morvillo porta sulla scena la donna che arranca dietro l'uomo di potere, annaspa in sogni di successo facile facile fatto delle mille luci degli studi televisivi e del glamour haute couture. La ragazzina calabrese che ha provato la fame vera aspira alla fama che sazia, ma comprende subito che l'Italia "velina e briatora" di oggi non è paese di principi azzurri, al massimo di Barbablù cripto gay e Papuzzi sessisti che "si credono potenti e non sanno che il potere è sempre in prestito".
Il testo della Morvillo è scorrevole, trovo apprezzabile la scelta di non ricorrere a quegli odiosi anglicismi, glam, must, gloss etc che spesso chi, come lei che ha lavorato nelle redazioni dei magazine, adopera a piene mani per descrivere il mondo delle starlette appesantendo così il tessuto narrativo. Ho trovato assai indovinato anche l'uso dei vezzeggiativi , papuzzo, puffino, Giangi etc che rendono più verosimile il mondo dell'effimero, questa "fiera delle vanità" di inizio Secondo millennio ricostruita nel romanzo. Non è più il tempo delle Anna Karenina, nè delle Teresa Raquin o Madame Bovary, oggi le eroine letterarie si chiamano Andrea Sachs e Miranda Priestley , il mondo ha scelto di avere e non di essere, veste decisamente Prada, come il diavolo.
di Lugi De Rosa
di Candida Morvillo
Bompiano 301p., € 17,50
isbn 9788845275531
"Il Cerchio è chiuso". Ho pensato a questo dopo aver letto il romanzo di Candida Morvillo. "Il cerchio " ha cominciato a tratteggiarlo nel 2008 Roberto D'Agostino con il suo "Cafonal", con foto e boutade taglienti, infatti, il "Dagospia" nazionale ha svelato quello che si sussurrava accadesse nei palazzi romani. Il potere più becero celebrava sè stesso "attovagliato" s'ingozzava in feste popolate da parvenù, donne rifatte, traffichini d'ogni genere, imprenditori in cerca di politici e politici saltimbanchi. Nel 2013 poi è giunta negli scaffali delle librerie "La Grande Bellezza",Jep Gambardella, erede del Divo Giulio e Tony Pagoda, ha impersonato, grazie al genio di Paolo Sorrentino, il totale disfacimento di una società che ormai è sul baratro, basta un alito di vento in più e i castelli di sabbia e quelli di "rabbia" che la compongono cadranno giù come la Lehman Brothers. Una società che ha superato il complesso di Edipo non assassinando più il padre, ma abbandonandolo davanti alla TV con la badante straniera a rincoglionirsi di affari e pacchi, così da obliarne anche la memoria, perchè l'ha trasformato in un sepolto vivo.
L'Italia di Jep Gambardella non ha più una guida di spessore morale, mi viene in mente un Alcide De Gasperi. E' una società liquida come dice Bauman, e in quest'acqua stagnante stiamo affogando tutti. L'Astrid/Carmela di Candida Morvillo porta sulla scena la donna che arranca dietro l'uomo di potere, annaspa in sogni di successo facile facile fatto delle mille luci degli studi televisivi e del glamour haute couture. La ragazzina calabrese che ha provato la fame vera aspira alla fama che sazia, ma comprende subito che l'Italia "velina e briatora" di oggi non è paese di principi azzurri, al massimo di Barbablù cripto gay e Papuzzi sessisti che "si credono potenti e non sanno che il potere è sempre in prestito".
Il testo della Morvillo è scorrevole, trovo apprezzabile la scelta di non ricorrere a quegli odiosi anglicismi, glam, must, gloss etc che spesso chi, come lei che ha lavorato nelle redazioni dei magazine, adopera a piene mani per descrivere il mondo delle starlette appesantendo così il tessuto narrativo. Ho trovato assai indovinato anche l'uso dei vezzeggiativi , papuzzo, puffino, Giangi etc che rendono più verosimile il mondo dell'effimero, questa "fiera delle vanità" di inizio Secondo millennio ricostruita nel romanzo. Non è più il tempo delle Anna Karenina, nè delle Teresa Raquin o Madame Bovary, oggi le eroine letterarie si chiamano Andrea Sachs e Miranda Priestley , il mondo ha scelto di avere e non di essere, veste decisamente Prada, come il diavolo.
di Lugi De Rosa
18 mar 2014
La gente felice legge e beve caffè
La gente felice legge e beve caffè
di Agnès Martin-Lugand
Sperling & Kupfer € 16,90 pp 202
isbn 9788820055530
"La gente felice legge e beve caffè" è quanto c'è scritto sull'insegna della Libreria di Diane, giovane donna che coltiva l'amore per la lettura e il buon caffè, all'italiana naturalemnte, non quello annacquato che bevono gli Americani. Colin, suo marito, insieme alla piccola Clara, una mattina decide di fare una gita in auto, il tempo di salire in macchina e tutti e due vengono coinvolti in un terribile incidente.
Dopo la morte del marito e della figlia,Diane è letteralmente a pezzi, si chiude in se stessa e a nulla valgono i continui e spesso assillanti inviti a reagire che alternativamente riceve dai genitori e dai suoceri. L'unico che sembra scuoterla è Felix il suo collaboratore che si occupa della Libreria e di lei, notte e giorno.
Finalmente dopo un anno di liti e tentativi di "riportarla in vita", Diane decide di rifarsi una vita,sorprendendo Fèlix, si affida nuovamente al destino, dedice di lasciare la Francia per l'Irlanda e sempre a caso sceglie un villaggio dove stabilirsi per qualche mese: Mulranny. In questo piccolo villaggio di poche anime, fatto di "mangiatori di pecore" e rugbisti burberi tenterà lontano dal suo passato e dal suo dolore di rifarsi una vita.
"La gente felice legge e beve caffè" è un romanzo divertente, nonostante il tema trattato. Un racconto che al lettore dona l'effetto di un buon caffè, energia nuova, riscatto, voglia di ricominciare.
di Luigi De Rosa
testo disponibile in libreria
di Agnès Martin-Lugand
Sperling & Kupfer € 16,90 pp 202
isbn 9788820055530
"La gente felice legge e beve caffè" è quanto c'è scritto sull'insegna della Libreria di Diane, giovane donna che coltiva l'amore per la lettura e il buon caffè, all'italiana naturalemnte, non quello annacquato che bevono gli Americani. Colin, suo marito, insieme alla piccola Clara, una mattina decide di fare una gita in auto, il tempo di salire in macchina e tutti e due vengono coinvolti in un terribile incidente.
Dopo la morte del marito e della figlia,Diane è letteralmente a pezzi, si chiude in se stessa e a nulla valgono i continui e spesso assillanti inviti a reagire che alternativamente riceve dai genitori e dai suoceri. L'unico che sembra scuoterla è Felix il suo collaboratore che si occupa della Libreria e di lei, notte e giorno.
Finalmente dopo un anno di liti e tentativi di "riportarla in vita", Diane decide di rifarsi una vita,sorprendendo Fèlix, si affida nuovamente al destino, dedice di lasciare la Francia per l'Irlanda e sempre a caso sceglie un villaggio dove stabilirsi per qualche mese: Mulranny. In questo piccolo villaggio di poche anime, fatto di "mangiatori di pecore" e rugbisti burberi tenterà lontano dal suo passato e dal suo dolore di rifarsi una vita.
"La gente felice legge e beve caffè" è un romanzo divertente, nonostante il tema trattato. Un racconto che al lettore dona l'effetto di un buon caffè, energia nuova, riscatto, voglia di ricominciare.
di Luigi De Rosa
testo disponibile in libreria
13 mar 2014
La scuola sarà sempre meglio della merda
Lettera a una professoressadi don Lorenzo Milani
Scuola di Barbiana
Libreria Editrice Fiorentina
€ 10,00 isbn 9788889264010
pagine 166
- Lei reverendo non ha studiato Pedagogia. Polianski* dice che lo sport per il ragazzo è una necessità fisiopsico*...
Parlava senza guardarci*. Chi insegna Pedagogia all'Università, i ragazzi non ha bisogno di guardarli.Li sa tutti a mente come noi si sa le tabelline.Finalmente andò via e Lucio che aveva 36 mucche nella stalla disse:
"La scuola sarà sempre meglio della merda".
Questa frase va scolpita sulla porta delle vostre scuole.Milioni di ragazzi contadini sono pronti a sottoscriverla.Che i ragazzi odiano la scuola e amano il gioco lo dite voi.Noi contadini non ci avete interrogati.// Tutta la vostra cultura è costruita così, come se il Mondo foste voi.
Leggo ciò che i ragazzi di don Lorenzo Milani scrivevano con rabbia, meglio: Indignazione, a questa professoressa che credeva come molti suoi colleghi, nell'Italia di cinquant'anni fa, che il mondo fosse esclusivamente di loro proprietà, mentre la cultura un copyright di certa classe dirigente che escludeva tutti gli altri: contadini, montanari e operai. Leggo dei ragazzi di Barbiana che fra la merda di vacca, la neve e i terreni sterrati macinavano chilometri per raggiungere una scuola dove ogni alunno diventava una persona, ogni studente che abbandonava una sconfitta per il professore. Penso ai ragazzi che oggi sono chini sui fogli per i test d'ingresso all'Università e quelli che ad essa non si iscrivono più perchè la crisi economica e certa nuova classe dirigente ha deciso che a Medicina, Architettura etc andrà chi ha i soldi. A parole possono accedere tutti all'Università, nei fatti "studiare" sta diventando un lusso, come cinquant'anni fa. O mi sbaglio?
Povero don Milani tanta fatica per nulla, e non penso di rubare l'arte a Cassandra quando prevedo a breve, l'ennesima riforma,la nuova genialata di qualche "mente armata" del Ministero
della DiStruzione che affosserà quello che rimane della Scuola Italiana.
Geografia = out
Storia dell'Arte = out
Alunni? Beh forse quelli servono...
* In realtà il ragazzino non ricorda i nomi che riscrive quasi facendo il verso al prof.
* Il ragazzino descrive il Professore mandato dal Ministero a ispezionare La scuola di Barbiana.
a cura di Luigi De Rosa
8 mar 2014
Natsukashii è indicibile
La nostalgia felice
di Amèlie Nothomb
Voland pagine 118 € 14,00
isbn 9788862431569
"Natsukashii" è un aggettivo della lingua giapponese che, secondo la traduzione di Amèlie Nothomb, indica "la nostalgia felice", " l'istante in cui la memoria rievoca un bel ricordo che riempie di dolcezza", concetto nipponico che fra l'altro non prevede un aggettivo o concetto opposto tipo "nostalgia triste".
"La nostalgia felice" è quella che Amèlie Nothomb prova in questo lungo e commovente ritorno a Kobe la città dov'è nata e che lasciò ancora bambina.
La dolcezza è nell'incontro con la vecchia tata Nishio-san, l'emozione è in un'anziana che ricorda la piccola bambina europea che accudiva mentre ignora del tutto il terribile terremoto del 17 gennaio 1995, la nostalgia triste non esiste.
"La nostalgia felice" è nell'incontro con Rinri, il primo amore di Amèlie, il ragazzino con il quale passeggiava a vent'anni sotto i ciliegi fioriti dei vecchi quartieri di Tokyo e che accetta di farlo un'ultima volta, dopo che lei l'aveva abbandonato. La dolcezza è nella parola che Rinri pronuncia accomiatandosi per sempre, quando lei guardandolo negli occhi gli chiede : "Cosa pensi di questa giornata insieme?"
E Rinri le risponde, vent'anni dopo, con la prima parola francese che aveva imparato : "Indicibile".
"La nostalgia triste" c'è in questo libro si chiama Fukushima, un ferita nella "terra-carne" giapponese, distruzione e morte. L'emozione è quella tutta nipponica che ci regala Rinri quando ci rivela che in Giappone ci sono parecchie persone che per solidarietà comprano e mangiano esclusivamente verdure cresciute a Fukushima. Penso da napoletano a noi italiani che dopo i fatti della "Terra dei fuochi" abbiamo riempito giornali e TV di spot con pomodori coltivati in Padania, per questo noi Italiani non saremo mai una nazione come il Giappone.
Questo di Amèlie Nothomb è un magnifico diario di viaggio in un paese che è anche un'emozione che, io lettore, alla fine del libro, non posso che tradurre, Natsukashii è indicibile.
di Luigi De Rosa
- il testo è disponibile in libreria.
di Amèlie Nothomb
Voland pagine 118 € 14,00
isbn 9788862431569
"Natsukashii" è un aggettivo della lingua giapponese che, secondo la traduzione di Amèlie Nothomb, indica "la nostalgia felice", " l'istante in cui la memoria rievoca un bel ricordo che riempie di dolcezza", concetto nipponico che fra l'altro non prevede un aggettivo o concetto opposto tipo "nostalgia triste".
"La nostalgia felice" è quella che Amèlie Nothomb prova in questo lungo e commovente ritorno a Kobe la città dov'è nata e che lasciò ancora bambina.
La dolcezza è nell'incontro con la vecchia tata Nishio-san, l'emozione è in un'anziana che ricorda la piccola bambina europea che accudiva mentre ignora del tutto il terribile terremoto del 17 gennaio 1995, la nostalgia triste non esiste.
"La nostalgia felice" è nell'incontro con Rinri, il primo amore di Amèlie, il ragazzino con il quale passeggiava a vent'anni sotto i ciliegi fioriti dei vecchi quartieri di Tokyo e che accetta di farlo un'ultima volta, dopo che lei l'aveva abbandonato. La dolcezza è nella parola che Rinri pronuncia accomiatandosi per sempre, quando lei guardandolo negli occhi gli chiede : "Cosa pensi di questa giornata insieme?"
E Rinri le risponde, vent'anni dopo, con la prima parola francese che aveva imparato : "Indicibile".
"La nostalgia triste" c'è in questo libro si chiama Fukushima, un ferita nella "terra-carne" giapponese, distruzione e morte. L'emozione è quella tutta nipponica che ci regala Rinri quando ci rivela che in Giappone ci sono parecchie persone che per solidarietà comprano e mangiano esclusivamente verdure cresciute a Fukushima. Penso da napoletano a noi italiani che dopo i fatti della "Terra dei fuochi" abbiamo riempito giornali e TV di spot con pomodori coltivati in Padania, per questo noi Italiani non saremo mai una nazione come il Giappone.
Questo di Amèlie Nothomb è un magnifico diario di viaggio in un paese che è anche un'emozione che, io lettore, alla fine del libro, non posso che tradurre, Natsukashii è indicibile.
di Luigi De Rosa
- il testo è disponibile in libreria.
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| Amèlie Nothomb, immagine tratta da www.lexpress.fr |
4 mar 2014
Abbiamo amici pazienti, rassegnati ai nostri guai*.
Torno a Sorrento
di Sisto Merolla
di Sisto Merolla
ISBN : 2120010354974
Anno pubblicazione : 2013
Formato : 15x23
Foliazione : 164 pagine
Copertina : Morbida
Stampa : bianco e nero
(Questo romanzo è possibile acquistarlo sul sito della Feltrinelli
in formato ebook epub € 5,99 o in cartaceo € 10,00)
"Melli Sergio."
"Presente"
"Miccio Raffaele"
Silenzio...
Raffaele Miccio è assente, proprio come capitava quando frequentava il Liceo con Sergio, il suo miglior amico, e la prof. di Latino recitava l'appello prima della fatidica interrogazione.
Stavolta però, l'assenza ingiustificata non è dovuta ad un filarino o alla paura di beccarsi l'ennesimo impreparato, ma a qualcosa di più serio, di molto più inquietante.
Tutto comincia con una telefonata improvvisa che Sergio riceve dal padre. Il vecchio genitore in modo un po confuso e concitato lo mette al corrente della scomparsa di Raffaele. L'amico d'un tempo sono due giorni che manca da casa e la moglie, Silvia, è disperata. La donna non sa darsi una spiegazione, mentre nel piccolo paese tutti s'interrogano sull'accaduto. Forse Raffaele è la vittima designata di un'organizzazione malavitosa che opera a Piano di Sorrento, paesino che sorge a pochi chilometri da Sorrento dove i tentacoli della camorra sembrano essere arrivati in modo subdolo e meno eclatante rispetto ad altri paesini della variegata provincia napoletana.
Sergio, ingegnere affermato, sposato e padre di due bambini, è uno di quei rari esempi di amico che ad una richiesta d'aiuto rispondono: presente, proprio come accadeva fra i banchi di scuola.
Dunque l'ingegnere carica di bagagli l'auto e con moglie e i figli lascia Roma per tornare nel suo paese d'origine. Giunto in paese, improvvisandosi detective, comincia ad indagare sulla scomparsa dell'amico.
La lunga indagine, che lo condurrà in giro per il mondo, sarà anche un viaggio a ritroso nel tempo così come un momento di profonda crescita interiore. Romanzo molto piacevole questo di Sisto Merolla che ha più piani di lettura, quella del giallo che mantiene la giusta suspense fino all'ultimo rigo, una recherche du temps perdu dove è il tempo "ritrovato" dell'adolescenza ad essere protagonista; qualche volta amaro come un "palo" beccato innamorandosi della persona sbagliata, qualche altra incantevole come il sinistro di Maradona. Un viaggio interiore alla ricerca di se stessi; un po come Jep della Grande Bellezza, noi quarantenni coetanei di Sergio disillusi e incazzati ci chiediamo disperati dove diavolo stiamo andando?
di Luigi De Rosa
*Abbiam donne pazienti,rassegnate ai nostri guai; da Non è tempo per noi, Ligabue 1990
(Questo romanzo è possibile acquistarlo sul sito della Feltrinelli
in formato ebook epub € 5,99 o in cartaceo € 10,00)
"Melli Sergio."
"Presente"
"Miccio Raffaele"
Silenzio...
Raffaele Miccio è assente, proprio come capitava quando frequentava il Liceo con Sergio, il suo miglior amico, e la prof. di Latino recitava l'appello prima della fatidica interrogazione.
Stavolta però, l'assenza ingiustificata non è dovuta ad un filarino o alla paura di beccarsi l'ennesimo impreparato, ma a qualcosa di più serio, di molto più inquietante.
Tutto comincia con una telefonata improvvisa che Sergio riceve dal padre. Il vecchio genitore in modo un po confuso e concitato lo mette al corrente della scomparsa di Raffaele. L'amico d'un tempo sono due giorni che manca da casa e la moglie, Silvia, è disperata. La donna non sa darsi una spiegazione, mentre nel piccolo paese tutti s'interrogano sull'accaduto. Forse Raffaele è la vittima designata di un'organizzazione malavitosa che opera a Piano di Sorrento, paesino che sorge a pochi chilometri da Sorrento dove i tentacoli della camorra sembrano essere arrivati in modo subdolo e meno eclatante rispetto ad altri paesini della variegata provincia napoletana.
Sergio, ingegnere affermato, sposato e padre di due bambini, è uno di quei rari esempi di amico che ad una richiesta d'aiuto rispondono: presente, proprio come accadeva fra i banchi di scuola.
Dunque l'ingegnere carica di bagagli l'auto e con moglie e i figli lascia Roma per tornare nel suo paese d'origine. Giunto in paese, improvvisandosi detective, comincia ad indagare sulla scomparsa dell'amico.
La lunga indagine, che lo condurrà in giro per il mondo, sarà anche un viaggio a ritroso nel tempo così come un momento di profonda crescita interiore. Romanzo molto piacevole questo di Sisto Merolla che ha più piani di lettura, quella del giallo che mantiene la giusta suspense fino all'ultimo rigo, una recherche du temps perdu dove è il tempo "ritrovato" dell'adolescenza ad essere protagonista; qualche volta amaro come un "palo" beccato innamorandosi della persona sbagliata, qualche altra incantevole come il sinistro di Maradona. Un viaggio interiore alla ricerca di se stessi; un po come Jep della Grande Bellezza, noi quarantenni coetanei di Sergio disillusi e incazzati ci chiediamo disperati dove diavolo stiamo andando?
di Luigi De Rosa
*Abbiam donne pazienti,rassegnate ai nostri guai; da Non è tempo per noi, Ligabue 1990
27 feb 2014
La fabbrica dei cioccolattini erotici
Lo zio Oswald
di Roald Dahl
Longanesi pp 247 € 14,90
isbn 9788830437180
Di solito quando in libreria mi chiedono un bel romanzo per ragazzi, di quelli capaci di vincere la concorrenza di X Box, Playstation ecc indirizzo i giovani lettori verso i romanzi di Roal Dahl perché i personaggi inventati dall'autore gallese sono divertenti, vivono storie che intrigano e l'umorismo e la suspense distribuiti ad arte fra gli episodi catturano l'attenzione fino all'ultimo rigo. A partire da "Lo zio Oswald" mi troverò in leggero imbarazzo, il testo che ha per protagonista un ragazzo eccentrico e affascinante , Oswald Cornelius, va posto senza dubbio nello scaffale della Letteratura Erotica, ma molto lontano dalle "Sfumature..." ed altre amenità commerciali. Il racconto conserva tutti gli ingredienti che hanno reso vincente l'arte di Dahl, umorismo, suspense e lieto fine. La storia invece è quella di un giovane Casanova voglioso di donne e di denaro. Il ragazzino viene a conoscenza per una serie di circostanze delle prodigiose virtù afrodisiache di un insetto che vive in Sudan, lo scarabeo vescicante, dal quale il ragazzo impara ad estrarre un viagra ante litteram; i fatti narrati si svolgono agli inizi del Novecento. Oswald commercializzando il suo "viagra" diventa ricco, ma la sua ambizione non è paga. Durante le sue peripezie conosce un biologo il professor Woresley che ha scoperto come con l'azoto liquido è possibile conservare gli spermatozoi. Il professor Woresley pensa di adoperare la sua invenzione per conservare il seme di tori e stalloni, ma Oswald ha un'altra delle sue idee bislacche, procacciarsi il seme dei grandi uomini e rivenderlo alle donne che sognano un figlio intelligente come Einstein o sensibile come Monet. Ma come fare? Yasmin e il cioccolato sono la risposta. Yasmin è una bellissima ex fiamma di Oswald, furba e sfacciata quanto basta per infilarsi nel letto di Renoir, Monet, Re Giorgio, Re Alfonso... Il cioccolato? Beh l'inventore della "Fabbrica di cioccolato" che sistema avrebbe potuto adoperare per vincere la diffidenza di certi uomini ? Chiedetelo a Marcel Proust ! Proust ? Ma voi non avete letto il libro, dunque non sapete come una donna possa riuscire a sedurre un omosessuale convinto quale era Proust. Un romanzo assai divertente e per niente stupido o volgare.
di Luigi De Rosa
di Roald Dahl
Longanesi pp 247 € 14,90
isbn 9788830437180
Di solito quando in libreria mi chiedono un bel romanzo per ragazzi, di quelli capaci di vincere la concorrenza di X Box, Playstation ecc indirizzo i giovani lettori verso i romanzi di Roal Dahl perché i personaggi inventati dall'autore gallese sono divertenti, vivono storie che intrigano e l'umorismo e la suspense distribuiti ad arte fra gli episodi catturano l'attenzione fino all'ultimo rigo. A partire da "Lo zio Oswald" mi troverò in leggero imbarazzo, il testo che ha per protagonista un ragazzo eccentrico e affascinante , Oswald Cornelius, va posto senza dubbio nello scaffale della Letteratura Erotica, ma molto lontano dalle "Sfumature..." ed altre amenità commerciali. Il racconto conserva tutti gli ingredienti che hanno reso vincente l'arte di Dahl, umorismo, suspense e lieto fine. La storia invece è quella di un giovane Casanova voglioso di donne e di denaro. Il ragazzino viene a conoscenza per una serie di circostanze delle prodigiose virtù afrodisiache di un insetto che vive in Sudan, lo scarabeo vescicante, dal quale il ragazzo impara ad estrarre un viagra ante litteram; i fatti narrati si svolgono agli inizi del Novecento. Oswald commercializzando il suo "viagra" diventa ricco, ma la sua ambizione non è paga. Durante le sue peripezie conosce un biologo il professor Woresley che ha scoperto come con l'azoto liquido è possibile conservare gli spermatozoi. Il professor Woresley pensa di adoperare la sua invenzione per conservare il seme di tori e stalloni, ma Oswald ha un'altra delle sue idee bislacche, procacciarsi il seme dei grandi uomini e rivenderlo alle donne che sognano un figlio intelligente come Einstein o sensibile come Monet. Ma come fare? Yasmin e il cioccolato sono la risposta. Yasmin è una bellissima ex fiamma di Oswald, furba e sfacciata quanto basta per infilarsi nel letto di Renoir, Monet, Re Giorgio, Re Alfonso... Il cioccolato? Beh l'inventore della "Fabbrica di cioccolato" che sistema avrebbe potuto adoperare per vincere la diffidenza di certi uomini ? Chiedetelo a Marcel Proust ! Proust ? Ma voi non avete letto il libro, dunque non sapete come una donna possa riuscire a sedurre un omosessuale convinto quale era Proust. Un romanzo assai divertente e per niente stupido o volgare.
di Luigi De Rosa
22 feb 2014
Dio è papà; più ancora è madre
Dio è Madre
Donne nella Chiesa di oggi
di Daniele Vuotto
Edizioni La Conchiglia Capri
pp.105 € 13,00
isbn 9788860910486
- il testo è disponibile in libreria -
"Dio è papà, più ancora è madre", quando nel lontano 10 settembre 1978
Papa Luciani, Giovanni Paolo I, pronunciava questa frase, molti prelati saltavano dagli scranni per poi rifiatare quando il Vescovo di Roma candidamente spiegava loro come volesse con tale frase sottolineare la disposizione all'amore incondizionato e indiscriminato di Nostro Signore. Molti anni dopo il teologo Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI, sempre poco propenso a certe aperture, a scanso di equivoci, "bocciava" quest'affermazione : «Se nel linguaggio plasmato a partire dalla corporeità dell’uomo l’amore della madre appare inscritto nell’immagine di Dio, è tuttavia anche vero che Dio non viene mai qualificato né invocato come madre, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento. Madre nella Bibbia è un’immagine ma non un titolo di Dio*» .
Nel mezzo ci sono stati il femminismo, la lotta per l'emancipazione femminile, le pari opportunità, l'uguaglianza etc. Simone de Beauvoir scriveva : "Donna non si nasce, si diventa", come a dire, la donna in questa società patriarcale è condannata a svolgere un ruolo dettato dalla cultura imperante, quella gestita dagli uomini. Poi sono venute altre e più dure battaglie per la dignità delle donne, alcune ancora in atto. E nella Chiesa? Persistono tabù insuperabili come il sacerdozio femminile, l'aborto, la contraccezione che generano sempre diatribe senza sbocco e fratture insanabili. Di tutto questo e tanto altro l'autore con competenza e passione traccia linee essenziali, offre riflessioni e possibili risposte con una chiarezza e una sintesi mai superficiale che rendono il testo accessibile a tutti. Da San Paolo a Papa Francesco, noi Cattolici abituati al Dio antropomorfizzato, dalle sembianze maschili, poco accettiamo di parlare della sua essenza femminile, ma sarebbe ora, agli inizi del terzo Millennio di coglierla quest'occasione.
di Luigi De Rosa
*Gesù di Nazaret; Rizzoli; 2011
Donne nella Chiesa di oggi
di Daniele Vuotto
Edizioni La Conchiglia Capri
pp.105 € 13,00
isbn 9788860910486
- il testo è disponibile in libreria -
"Dio è papà, più ancora è madre", quando nel lontano 10 settembre 1978
Papa Luciani, Giovanni Paolo I, pronunciava questa frase, molti prelati saltavano dagli scranni per poi rifiatare quando il Vescovo di Roma candidamente spiegava loro come volesse con tale frase sottolineare la disposizione all'amore incondizionato e indiscriminato di Nostro Signore. Molti anni dopo il teologo Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI, sempre poco propenso a certe aperture, a scanso di equivoci, "bocciava" quest'affermazione : «Se nel linguaggio plasmato a partire dalla corporeità dell’uomo l’amore della madre appare inscritto nell’immagine di Dio, è tuttavia anche vero che Dio non viene mai qualificato né invocato come madre, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento. Madre nella Bibbia è un’immagine ma non un titolo di Dio*» .
Nel mezzo ci sono stati il femminismo, la lotta per l'emancipazione femminile, le pari opportunità, l'uguaglianza etc. Simone de Beauvoir scriveva : "Donna non si nasce, si diventa", come a dire, la donna in questa società patriarcale è condannata a svolgere un ruolo dettato dalla cultura imperante, quella gestita dagli uomini. Poi sono venute altre e più dure battaglie per la dignità delle donne, alcune ancora in atto. E nella Chiesa? Persistono tabù insuperabili come il sacerdozio femminile, l'aborto, la contraccezione che generano sempre diatribe senza sbocco e fratture insanabili. Di tutto questo e tanto altro l'autore con competenza e passione traccia linee essenziali, offre riflessioni e possibili risposte con una chiarezza e una sintesi mai superficiale che rendono il testo accessibile a tutti. Da San Paolo a Papa Francesco, noi Cattolici abituati al Dio antropomorfizzato, dalle sembianze maschili, poco accettiamo di parlare della sua essenza femminile, ma sarebbe ora, agli inizi del terzo Millennio di coglierla quest'occasione.
di Luigi De Rosa
*Gesù di Nazaret; Rizzoli; 2011
13 feb 2014
Agal...aggallato..."agalmatoflia", ecco, signor commissario è così che dicette a vossia! Ma che dici Catarella?
La creatura del desiderio
di Andrea Camilleri
Skira pagina 135 € 14,50
isbn 9788857221892
A scanso di equivoci, in questo romanzo non sono presenti gli storici personaggi ideati da Andrea Camilleri,i poliziotti Montalbano e Catarella, ma non per questo l'interesse per questo nuovo scritto dello scrittore agrigentino deve venir meno, anzi la storia che narra a noi appassionati lettori è quantomeno affascinante, stavolta l'indagine segue i meandri oscuri dell'amore "malato" quello che diventa psicopatologia. Siamo alla fine della Prima Guerra Mondiale a Dresda dove vive Oskar Kokoshca insegnante presso l'Accademia delle Belle Arti.Grazie a Dio, per il vecchio artista sono diventati echi lontani gli scontri al fronte Orientale che l'hanno visto protagonista come soldato , così come sbiadito ricordo sembra essere il travolgente amore che l'ha tenuto legato anima e corpo alla bella Alma Mahler, vedova sensualissima del celebre compositore.
Solo un tenero ricordo? Alma, al contrario, è diventata un'ossessione per Oskar,ed è talmente avvinto al ricordo di quella donna che,disperato, decide di creare una bambola con le sue fattezze, un simulacro che gli possa permettere di continuare ad amarla e a stringerla fra le sue braccia come un tempo.
Decide così di commissionare la costruzione della bambola ad una artigiana conosciuta a Monaco,Hermine Moos. Dunque Hermine, sotto l'attenta guida di Oskar, riuscirà nel "miracolo" e
"Alma-Frankestein" tornerà a vivere, ma a questo punto della storia accadrà qualcosa di sorprendente.
Un romanzo intrigante che colpisce soprattutto perchè è basato su una storia realmente accaduta.
di Luigi De Rosa
di Andrea Camilleri
Skira pagina 135 € 14,50
isbn 9788857221892
A scanso di equivoci, in questo romanzo non sono presenti gli storici personaggi ideati da Andrea Camilleri,i poliziotti Montalbano e Catarella, ma non per questo l'interesse per questo nuovo scritto dello scrittore agrigentino deve venir meno, anzi la storia che narra a noi appassionati lettori è quantomeno affascinante, stavolta l'indagine segue i meandri oscuri dell'amore "malato" quello che diventa psicopatologia. Siamo alla fine della Prima Guerra Mondiale a Dresda dove vive Oskar Kokoshca insegnante presso l'Accademia delle Belle Arti.Grazie a Dio, per il vecchio artista sono diventati echi lontani gli scontri al fronte Orientale che l'hanno visto protagonista come soldato , così come sbiadito ricordo sembra essere il travolgente amore che l'ha tenuto legato anima e corpo alla bella Alma Mahler, vedova sensualissima del celebre compositore.
Solo un tenero ricordo? Alma, al contrario, è diventata un'ossessione per Oskar,ed è talmente avvinto al ricordo di quella donna che,disperato, decide di creare una bambola con le sue fattezze, un simulacro che gli possa permettere di continuare ad amarla e a stringerla fra le sue braccia come un tempo.
Decide così di commissionare la costruzione della bambola ad una artigiana conosciuta a Monaco,Hermine Moos. Dunque Hermine, sotto l'attenta guida di Oskar, riuscirà nel "miracolo" e
"Alma-Frankestein" tornerà a vivere, ma a questo punto della storia accadrà qualcosa di sorprendente.
Un romanzo intrigante che colpisce soprattutto perchè è basato su una storia realmente accaduta.
di Luigi De Rosa
7 feb 2014
Come il pianista di un saloon
Le mani insanguinate
di Maurizio De Giovanni
edizioni CentoAutori
pagine 170 € 15,00
isbn 9788868720025
Sono quindici i racconti che potrete leggere in questa raccolta realizzata da Maurizio De Giovanni , scrittore fecondo e apprezzato ormai anche all'estero, dove i commissari Ricciardi e Lojacono fanno a gara con Montalbano sugli scaffali de "la Central" di Barcellona come alla "Dante Connection" in Oranienstraße 165, a Berlino. Quindici storie nere come il "Buio", dolorose come "Il giorno dei morti", velenose come il morso di una "Vipera", ma delicate come il cuore di tata Rosa,"Il posto di ognuno" di noi, appassionati lettori di Ricciardi & C. La prefazione è di Paola Egiziano e a dire il vero è assai preziosa perchè ci svela un piccolo grande segreto di Maurizio, nonostante il lavoro in banca, un cane, due figli e la difesa del Napoli che ogni maledetta domenica rende "Triste,solitario y final",trova sempre il tempo di scrivere una storia intensa e intrigante fatta di "coltelli e baci" come suggeriva dovevano essere i gialli l'indimenticabile Scerbanenco, ma come diavolo farà senza un minuto di tregua,senza un po quiete strappata ai mille impegni promozionali?
"Come il pianista di un saloon ,con la vita degli altri che gli passa accanto,senza sfiorarlo".
di Luigi De Rosa
il testo è disponibile in libreria
di Maurizio De Giovanni
edizioni CentoAutori
pagine 170 € 15,00
isbn 9788868720025
Sono quindici i racconti che potrete leggere in questa raccolta realizzata da Maurizio De Giovanni , scrittore fecondo e apprezzato ormai anche all'estero, dove i commissari Ricciardi e Lojacono fanno a gara con Montalbano sugli scaffali de "la Central" di Barcellona come alla "Dante Connection" in Oranienstraße 165, a Berlino. Quindici storie nere come il "Buio", dolorose come "Il giorno dei morti", velenose come il morso di una "Vipera", ma delicate come il cuore di tata Rosa,"Il posto di ognuno" di noi, appassionati lettori di Ricciardi & C. La prefazione è di Paola Egiziano e a dire il vero è assai preziosa perchè ci svela un piccolo grande segreto di Maurizio, nonostante il lavoro in banca, un cane, due figli e la difesa del Napoli che ogni maledetta domenica rende "Triste,solitario y final",trova sempre il tempo di scrivere una storia intensa e intrigante fatta di "coltelli e baci" come suggeriva dovevano essere i gialli l'indimenticabile Scerbanenco, ma come diavolo farà senza un minuto di tregua,senza un po quiete strappata ai mille impegni promozionali?
"Come il pianista di un saloon ,con la vita degli altri che gli passa accanto,senza sfiorarlo".
di Luigi De Rosa
il testo è disponibile in libreria
1 gen 2014
Pan Chalù : allontanarsi significa tornare.
Pan Chalù
(il testo è disponibile in libreria)
il destino di un uomo
nel vento della storia
di Chiara Bianca Maturo
ISBN 9788897005292
Num. pagine 152 € 16,00
Collana I libri della Leda
Editrice Gaia
(il testo è disponibile in libreria)
Stringo tra le mani questo libro, ne leggo il titolo . Pan Chalù, mi chiedo cosa significhi, mi soffermo a guardare il viso del ragazzino ritratto in copertina, indossa una divisa coloniale, sta seduto su di una barca e guarda dietro: vuol tornare? Perché? Dove lo stanno portando?
Gennaro Pagano di Melito è il padre di quel bambino, ingegnere all'Ansaldo di Genova, originario di Piano di Sorrento, precisamente della frazione di Petrulo, borgo,che un tempo aveva il colore lucente delle foglie del gelso e il grigio intenso delle pietraie, vi si coltivavano i bachi da seta e questa è una storia che ha ordito di seta. Gennaro conobbe un certo Benito Mussolini quando il cosiddetto duce era socialista, combattè sui MAS (Motoscafo armato silurante) con un certo Gabriele D'Annunzio soldato e non ancora Vate. Gennaro, pluridecorato delle due guerre, disse di no due volte a Mussolini quando da socialista diventò fascista, gli salvarono la vita due amici di cuore Galeazzo e poi suo padre Costanzo Ciano che lo spedirono lontano dalla piovra fascista in Cina a rimpinguare il corpo diplomatico. Quindi è laggiù che sta andando anche il ragazzino immortalato nella foto , si chiama Gaetano Pagano di Melito. A Pechino i Pagano conducono una vita tranquilla nei primi tempi. I Pagano, padre e figlio, al contrario degli altri diplomatici, non disprezzano i Cinesi anzi hanno voglia di confrontarsi e conoscere questo grande popolo. Gaetano impara l'antica lingua degli Imperatori, ne scopre i toni e la profondità grazie anche al suo primo amore Yen Weichü, studentessa e attrice che con la sua arte combattè gli oppressori Giapponesi. Yen Weichü mi ha fatto venire in mente, leggendo le considerazioni che ha per lei Gaetano : (女媧): Nüwa , un'antica dea cinese che, accortasi che i demoni del male avevano squarciato il cielo, cercò e trovò sette pietre colorate con le quali suturò lo strappo inventando l'arcobaleno, solo il coraggio di una donna sa cucire il cielo. Gaetano a sedici anni si fa prestare una moto da un amico del padre, un Harley Davidson,e con questa parte alla scoperta dell'immensa Mongolia, "follemente" solo, con tre taniche di benzina agganciate al posteriore alla bene e meglio. Gaetano incontra i Mongoli, signori dei cavalli, dopo un viaggio di svariati chilometri attraverso la steppa. Quando i cavalieri della stirpe aurea si vedono venire incontro questo ragazzino bianco che cavalca un asino di ferro dalle lunghe orecchie che scorreggia rumorosamente, scoppiano a ridere; lui scende dalla moto e chiede al grande capo di cavalcare uno dei suoi cavalli. Ci passa su un paio d'ore cadendo e rimontando tutte le volte,dimostrandogli di saperlo fare ,vincendo la sua diffidenza , "un uomo che è capace di cavalcare un cavallo mongolo è degno di stima". Quest'episodio mi ha ricordato Ernesto Guevara che corre alla scoperta della suo continente latino americano su una Norton 500 tutta scassata ed anche il Che tornerà prepotente, lo scoprirete leggendo il libro, in questa straordinaria vita. Gaetano, tornato a Pechino trova la situazione completamente cambiata, i Giapponesi hanno messo a ferro e fuoco il paese, soprattutto i tentacoli fascisti sono giunti fin lì, Gennaro Pagano di Milito è stato assassinato, l'ordine è partito da Roma. Gaetano reagisce alla morte del padre ,gridando vendetta e, unendosi ai ribelli , fugge sulle montagne. Impara l'arte della guerriglia. E' il tempo della sofferenza e della lotta che si concluderà con la sconfitta dei Giapponesi e le due bombe americane di Hiroshima e Nagasaki. Si torna a casa , ma solo per poco , il tempo di rimarginare le ferite ed eccolo in Messico giornalista e fotoreporter indipendente (già perché Gaetano non ha mai avuto padroni), qui conoscerà l'altra figura centrale della sua vita Fidel Castro, con lui vivrà le sconfitte e le vittorie quelle contro Battista e gli Americani. Seguirà poi la Svezia , la Lapponia, l'amicizia con il grande Olof Palme e poi di nuovo giù in Angola al fianco di Che Guevara e Agostino Neto a raccontare e documentare stragi e soprusi consumati da Portoghesi, Sudafricani e Americani, già proprio loro, i paladini della giustizia (quella ad uso e consumo loro) che lo faranno controllare insistentemente dalla CIA.
Infine il ritorno a casa, quando anche in Svezia cominciò a tirare una brutta aria e lo stesso Olof Palme pagò con la vita il nuovo "giro di giostra", sì, Gaetano Pagano di Milito per intelligenza e umanità ha molto di Tiziano Terzani, entrambi ci hanno insegnato ad amare l'Oriente, meglio: a rispettare il prossimo. Pan Chalù è stato un grande uomo, sì Pan Chalù è semplicemente l'allitterazione in cinese del nome proprio "Gaetano", ed era così che i discendenti di Gengis Khan impararono a chiamare il ragazzino italiano che cavalcava l'asino di ferro. Pan Chalù è fra quei pochi uomini che al cospetto della morte potranno permettersi di dire, come Pablo Neruda: Confesso che ho vissuto.
di Luigi De Rosa
di Luigi De Rosa
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| Fidel Castro con Gaetano Pagano di Melito (immagine del Corriere della Sera 12 01 2014) |
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