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15 mag 2015

La mia terra è la mia anima

"Invece non mi resta che il paese, la sua magica impostura. Qui scavo dentro le sere cercandovi il mattino nuovo. Nelle case che sono aperte, con le finestre accostate come se i vecchi abitanti dovessero tornare da un momento all'altro, entro in continuazione e le ragnatele mi si attaccano alla faccia. In questa desolazione, subito si fanno avanti i fotogrammi di una visione strana, evocabile.
Vedo a un tratto tutti i parti e le morti che le hanno attraversate, tutte le età di chi vi ha abitato." di Carmen Pellegrino brano tratto da "Cade la terra" (Giunti; 2015)
Venite in libreria a scoprire la poesia che conservano i paesi abbandonati.
(la foto nel post ritrae "Apice Vecchia" ed è di Photos on the road)
‪#‎carminepellegrino‬ ‪#‎abbandonologia‬ ‪#‎cadelaterra‬ ‪#‎giunti‬
foto di Libreria L'Indice.
Apice

2 mag 2015

Di quando a Sorrento sfrecciavano le Maserati

Napoli piè veloce
di Ugo Cundari
Stamperia del Valentino € 15,00
isbn: 9788895063669


La tesi che Ugo Cundari espone in questo libro è quella che vuole il popolo napoletano votato da sempre alla velocità. Nel 425 a.C. i cursores si cimentavano nelle Lampadoforie in onore di Parthenope e sempre di corsa, nel borgo di pescatori che diventava città col passare dei secoli, andavano portantine e carrozze. Ai cocchieri forse sono dedicati i capitoli più interessanti e divertenti di questo libro; uomini rudi e ardimentosi, già perchè nel Cinquecento ci voleva un po di sana follia per guidare un calesse nei vicoli di Napoli, tanto cieco coraggio da perte dei pedoni per attraversare un incrocio (Sant'Andrea da Avellino e Santa Rita da Cascia proteggeteci voi!). Ma i napoletani sono stati anche i primi abitanti della penisola italiana a sfrecciare su di un treno, nel 1839 infatti si inaugurò la linea Napoli-Portici, 258 passeggeri in nove minuti venivano trasportati dal Corso Garibaldi (Via dei Fossi sotto i Borboni) a Portici. Sempre sotto i Borboni, i napoletani sperimentarono il primo ascensore, ideato da Gaetano Genovese per gli ospiti della Reggia di Caserta, e che dire dei viaggi in mongolfiera di Vincenzo Lunardi aeronauta lucchese partenopeo d'adozione  capace d'incantare anche i regnanti inglesi, era il 13 settembre 1789 quando Maria Carolina e Ferdinando IV lo videro sparire nel cielo del Reame di Napoli grazie ad una diavoleria chiamata idrogeno!
Ma la velocità non può prescindere dalle automobili. Quante corse e quanti gran premi hanno divertito i napoletani! Il Gran Premio di Napoli (la piccola Montecarlo) vide misurarsi fra Agnano e la Cappella Cangiani gente come Giuseppe Farina, Juan Manuel Fangio, Alberto Ascari, senza di menticare una delle gare più entusiasmanti la "Sorrento - Sant'Agata sui due Golfi" di cui Ugo Cundari ha raccolto la cronaca d'epoca di Ernesto Grassi, una chicca di giornalismo sportivo d'annata veramente gustosa.
Ma in questo saggio sulla velocità e i napoletani non potevano mancare le curiosità come: le gare podistiche organizzate dalla ditta Peroni con i partecipanti in grembiulone e vassoio con tanto di birra in partenza dal Gambrinus, l'istituzione nel 1861 del Corpo delle guardie municipali per regolamentare il caotico traffico di via Toledo dove lo schiassare della frusta sfrenava i cavalli degli sciaraballi e i portantini si offrivano di portare a "coscecauoglio" al costo di un grano i pedoni da un marciapiede all'altro. Infine la velocità massima, quella studiata dal fisico Antonio Barone nella superconduttività.
Un saggio questo di Cundari colto ed emozionante che ci aiuta ad approfondire altri aspetti della napoletanità che forse ai più erano sconosciuti.
di Luigi De Rosa

//Molla i freni! Non puoi?
Schiàntali, dunque,
che il polso del motore centuplichi i suoi slanci!
Urrrrà! Non più contatti con questa terra immonda!
lo me ne stacco alfine, ed agilmente volo
sull'inebriante fiume degli astri
che si gonfia in piena nel gran letto celeste!
di Filippo Tommaso Marinetti "All'automobile da corsa".


"Via dunque per Massalubrense, a Sant'Agata. Il percorso è quello che è, inutile illudersi: dieci chilometri in salita, a svolte, ad angoli, a gomiti, ad arzigogoli di strada. Passiamo in un colpo di vento, dietro una pirotecnica Maserati gialla. La via, sgombra di umani e di macchine, è stata messa a punto e corre...diaciamolo pure, l'abominevole luogo comune: corre mitragliata dal brecciolino tra due fitte d'ali di popolo..." di Ernesto Grassi, Riviera in Viaggio a Napoli 1920,l'intero articolo è riportato nel testo "Napoli piè veloce" di Ugo Cundari (Stamperia del Valentino, 2015)

Partenza della Gara automobilistica Sorrento - Sant'Agata sui due Golfi anni '20.


#granpremiosorrento #ugocundari #napolipièveloce #corseanapoli #sorrento-santagatasuiduegolfi
#correreanapoli #ernestograssi




29 apr 2015

Di quella volta che Gino, il Putto, Cesare e Sacchetta sfrecciarono sul mondo con un'apecar

Quasi arzilli

di Simona Morani
Giunti pp.175 € 12,00
isbn 9788809792333

Al bar La Rambla presso Le Casette di Sopra c'è una combriccola di sfaccendati, arzilli ottuagenari che sembrano proprio adolescenti nei modi e nelle avventurose intemperanze. Fumano come turchi ed Elvis, come il Moe dei Simpson, sta al bancone a dargli spago ascoltando trasognato le loro imprese amorose e non. Gino è quasi cieco ma senza un'auto proprio non sa stare, ed allora gli amici lo convincono a comprare un'Apecar con la quale ogni mattina mette a rischio la vita sua e quella di chi, ignaro pedone!, se lo troverà davanti; questo lo sa bene Corrado Ronchi, vigile urbano grazie allo zio Goffredo (il Sindaco di Le Casette di Sopra e di Sotto), che passa le giornate a sacramentare perchè non è capace di acciuffare Gino e quella sua stramaledetta Apecar nonostante gli innumerevoli appostamenti.
Basilio, ex partigiano dal cuore tenero, è alle prese con la morte di Ermenegildo, il fruttivendolo del paese, sostituito da un emigrato slavo, Goran (ex partigiano di Tito!), che per di più insidia la sua bella nipotina Rebecca!
Poi c'è Ettore detto il "Putto" perchè quanto a conoscenza dell'altro sesso è rimasto alle bambole di gomma, a ottant'anni fa il cherichetto di don Giuseppe, ma si è innamorato di Teresa una svampita che vive nella nuova casa di cura: "Villa dei Cipressi", dove tutto il paese si augura finiscano "rinchiusi" quelli della Rambla. Riccardo detto sacchetta, perchè operato all'intestino deve portarsi in giro il "sacco" rompe le scatole ad Orvilla, la gattara, che tiene prigionieri decine di felini nella sua fetida magione. Cesare detto il sordo invece è alle prese con le bizze di Irma la sua "Gigogin", che di fare la moglie/serva si è veramente stancata e quasi quasi a Villa dei Cipressi ci andrebbe a vivere anche da sola. Simona Morani racconta una storia agrodolce fatta di momenti di assoluta ilarità, ma anche di acute riflessione sulla condizione degli anziani alle prese con questa strana roba chiamata vecchiaia. Gino ci direbbe che "la vecchiaia non è roba da femminucce", Ettore aggiungerebbe che finchè si è capaci di amare non si mai vecchi (però non andate araccontarlo al marito della Teresa), mentre Cesare laconicamente ci ricorderebbe che non si può evitare la vecchiaia ma non è detto che si debba diventare per forza dei vecchi.

di Luigi De Rosa     


#quasiarzilli #simonamorani #romanzigiunti

28 apr 2015

Prima regola per un killer: mai innamorarsi della propria vittima!

Sangue e neve
di Jo Nesbo

Einaudi; pp.142 € 17,00 (2015)
isbn 9788806218065


Olav è un sicario di professione, nel senso che altro non sa fare, il suo capo
è Daniel Hoffmann detto "Sir" che di gentiluomo ha poco o nulla.
 La collaborazione fra i due sembra procedere a gonfie vele fino a quando Sir Hoffmann chiede a Olav di assassinargli la moglie.
Olav è un tipo strano può assassinare un uomo a sangue freddo e poi perdersi in mille pensieri sul senso della vita e dell'Universo, così gli capita, spiandola per preparare l'omicidio, di innamorarsi della bella Corina Hoffmann.
L'amore che Olav prova per Corina lo spinge a commettere una serie di errori, il primo, il più grave, è che per conquistare Corina, eliminerà l'amante che sempre spiandola ha scoperto che la donna aveva, il dramma è che l'amante di Corina risulterà essere Banjamin Hoffman l'unico figlio di Daniel Hoffman il boss della droga in Norvegia.
Cosa? Olav incaricato di uccidere una moglie infedele ne assassina l'amante che  scoprirà essere il figlio del marito tradito, il suo datore di lavoro?
Un giallo dalla trama accattivante che vi terrà col fiato sospeso fino all'ultima pagina. 


"Fumai una sigaretta. Lei si addormentò. Non nevicava più. Il vento, che aveva fischiato
una melodia triste fra le grondaie, aveva riposto il corno. Solo il respiro regolare di Corina nella stanza. Aguzzai le orecchie al massimo. Niente. Avevo sognato che andasse proprio così."


Unique Papillon Chaise Longue Decoration
































20 apr 2015

La mamma di Sylvie

Il pensionante
di Gerges Simenon
Adelphi pp.167 e 18,00
isbn 9788845929588


Chi mastica letteratura non avrebbe dubbi  nell'etichettare questo romanzo come un "mainstream" fra quelli nati dalla fantasia di Simenon, e non ci sono dubbi a riguardo. Il romanziere francese costruisce un romanzo da talentuoso artigiano della parola, la psicologia dei personaggi, gli ambienti, le relazioni che suggellano complicità e rancori fra i personaggi, nulla è lasciato al caso; eppure la narrazione scorre fluida, non c'è Maigret a farci da guida fra i meandri oscuri della mente dell'assassino, ma  la vicenda stessa svela moventi e strane connivenze. Elie Nagèar, uomo d'affari di origini turche, sta trascorrendo una breve vacanza a Bruxelles in un noto albergo in compagnia di una entreneuse, Sylvie. Nagèar, rimasto senza soldi, quasi per noia, insegue sul treno diretto a Parigi, un banchiere Van der Cruyssen conosciuto in albergo, lo uccide e lo deruba di tutti i soldi. Tornato a Bruxelles confessa il crimine a Sylvie che decide di aiutarlo mandandolo a pensione dalla vecchia madre. La signora Baron, madre di Sylvie, sposata con un ferroviere, che nella sua casa ospita studenti e pensionanti occasionali prende a ben volere quel giovane turco dai modi educati, sarà l'altra figlia, Antoinette, da sempre gelosa di Sylvie, a scoprire prima il torbido legame che c'è fra i due e poi quel crimine che tiene banco da giorni sui maggiori quotidiani belgi; l'assassinio efferato commesso sul treno diretto a Parigi di un banchiere, alla vittima è stato sfondato il cranio con una chiave inglese, ma le banconote chi gli sono state portate via erano segnate; se l'assassino le spenderà darà una traccia alla polizia che saprà dove cercarlo.   
Elie e Sylvie li hanno spesi quei maledetti soldi? Sì, la caccia è cominciata, Nagèar, braccato, si salverà?

di Luigi De Rosa


31 mar 2015

la storia comincia con la libertà del popolo, forse.

L'avventurosa storia dell'Uzbeko muto

di Luis Sepùlveda
Guanda pp.141 € 14,50
isbn 9788823511286
(traduzione di Ilide Carmignani)


Quest'antologia di nove racconti di Sepùlveda l'avrei chiamata Sudamericana e Vittorini non me ne voglia, la sua "Americana" è altra cosa, senza alcun dubbio, ma che emozioni regala questo scrittore di Coquimbo! Il suo stile stringato, rude e paratattico ci descrive il sogno sudamericano di libertà, pane e rose per tutti. In questi racconti c'è tutta l'arte di Luis Sepùlveda, i suoi personaggi sono cocciuti, coraggiosi e scellerati, devono conquistare la libertà per e per gli altri costi quel che costi. Nelle vicende c'è sempre quel tocco di disarmante houmor tutto cileno al sapor di putas parió.
Sono toccanti le ultime ore di vita di Ernesto Che Guevara alle quali fanno da contraltare quasi "blasfemo" le ultime ore del secondo "Che", un giovane condor, (tacchino spennacchiato e puzzolente) che una banda di giovinastri rivoluzionari  deve donare a Fidel in visita a Santiago nel racconto che segue. E che dire dell'eroico Park Il Son figlio del "Miglior Paese del Mondo" (la Corea del Nord: ho detto tutto) giunto in Cile per far conoscere agli instancabili rivoluzionari il pensiero del compagno Kim Il Sung artefice della dottrina "Juche". I compagni cileni incantati dalla sapienza del piccoletto con gli occhi di mandorla finiranno per battersi con lui sul dojo dimostrandosi incapaci loro di imparare il "taekwondo" e Park Il Son che è meglio non fidarsi dei cileni.
L'Uzbeko Muto e Pepe Sodertalje, protagonisti forse dei racconti più riusciti, sono ancora una volta due volti di una stessa medaglia quella dei migranti cileni che possono finire in culo al mondo, ma troveranno sempre una gabbianella che gli insegnerà a volare.

di Luigi De Rosa





cit. "Anna conosceva ogni dettaglio della sua vita. Non era schivo o presuntuoso e non gli importava se gli altri cileni capivano o no che pure lui non lottava per la libertà, ma per non dimenticare che era un uomo libero, non lottava per la giustizia, ma per non dimenticare che era un uomo giusto".
di Luis Sepùlveda tratto da "L'avventurosa storia dell'uzbeko muto"; Guanda;2015





#luissepulveda #romanziguanda #cile #sudamericana

28 feb 2015

una magnifica flute di champagne

Pètronille

di Amèlie Nothomb

(traduzione di Monica Capuani)

Voland pp.115 € 15,00 isbn 9788862431767

 

 

La protagonista del romanzo è un'autrice di successo che è anche un'appassionata bevitrice di champagne. Durante la ricerca di una "convigna" (l'autrice gioca con la parola compagna che ha nella radice "pagna" che ricorda il pane e che per un bevitore di champagne non va bene!) s'imbatte in Pétronille Fante, una ragazza molto intrigante, dall'aspetto mascolino e dal carattere esplosivo che si rivelerà un'ottima compagna di bevute oltre che una talentuosa scrittrice. L'amicizia fra le due donne attraverserà alti e bassi, soprattutto a causa della vivacità di Pètronille sempre pronta a mettersi in gioco, ad affrontare pericolose avventure come l'attraversamento del Sahara che la terrà impegnata per un anno e la restituirà all'amica più introversa che mai. Pètronille è una donna che sorprende sempre, quando l'amica scrittrice scopre che per sbarcare il lunario testa farmaci per le industrie farmaceutiche rimane basita, e ancor di più strabuzza gli occhi quando la sorprende su di un palcoscenico di un locale notturno ad esibirsi nella roulette russa con tanto di pistola carica. Ancora una volta la Nothomb ci sorprende con un romanzo in cui niente si può dare per scontato, il suo narrare è intrigante colto, brillante, non possiamo che ingollare questo champagne letterario fino all'ultima goccia. 

di Luigi De Rosa

21 feb 2015

il peso sopra

Firdaus
Nawaal Al Sa'Dawi
(Giunti pp.125 € 5,90)
isbn 9788809803893



Nawal Al Sa'Dawi quando entra nel carcere di Qanatir è una psichiatra affermata, ed è solo per questo una donna fortunata, in un paese, siamo nell'Egitto degli anni Settanta (non che oggi la situazione sia diversa), dove la maggior parte delle donne non sa nè leggere e nè scrivere. In carcere la psichiatra dovrà condurre uno studio  sulla condizione psicologica delle carcerate ed è qui, in una cella spartana, che sente parlare di Firdaus, una donna forte, istruita, sensibile, stimata anche dalle carceriere che però ha rifiutato di presentare la richiesta di grazia al Presidente. Perchè?
All'inizio Firdaus si mostra ostile con Nawal, più volte si nega alla visita psichiatrica, lei, condannata a morte per l'assassinio di un notabile del posto, è decisa a farla finita con questo mondo e soprattutto con gli uomini. Nawal però non si da per vinta, ed  a pochi giorni dall'esecuzione della condanna a morte, riesce a convincere la prigioniera ad accoglierla nella sua cella. Nawal Al Sa'Dawi dunque, seduta sul  pavimento di una lurida cella, raccoglierà l'ultima confessione di una donna speciale.
Firdaus nacque in un piccolo villaggio alla periferia del Cairo, figlia di contadini, fin da bambina dovette imparare a servire gli uomini, prima il padre, poi uno zio che, fortuna volle, le permise di studiare (l'unica soddisfazione della sua vita era il diploma di scuola media che portava sempre con se come fosse una reliquia) quindi quando la moglie si suo zio decise che era tempo di disfarsi di lei, fu data in sposa ad un vecchio sceicco dalla faccia deforme, - gli usciva il pus da una foro putrido nel mento: baciarlo era disgustoso -. Firdaus veniva picchiata e insultata dal marito che le contava perfino i chicchi di riso nella ciotola nella quale c'erano gli avanzi che le concedeva. Dopo alcuni anni di questa vita, decise di fuggire, questa ribellione però l'ingenua contadina la pagherà cara, sbandata e sola nelle strade del Cairo, sarà vittima di numerosi lestofanti. Solo una donna, Sharifa, apperentemente ne avrà pietà  offrendole un pasto caldo e un letto in cambio però di concedersi agli uomini.
La prostituzione le aprirà le porte del benessere economico, - ma a che prezzo? -, continuerà a chiedersi Firdaus ogni volta che un uomo la compra.
Mangiare tutti i giorni e dormire in letti confortevoli vale più della propria dignità?
Firdaus decise di fuggire anche da Sharifa, decisa a cercarsi un lavoro onesto.
Impiegata in una fabbrica però si scontrerà nuovamente con la meschinità degli uomini che in cambio
del posto di lavoro le chiederanno "attenzioni" a lei come alle altre.
Firdaus stavolta però non cede, ha imparato a non temere più gli uomini e il loro potere, conosce l'umiliazione e la fame e non le teme più, ma quando ormai sembra tutto deciso arriva lui, Ibrahim, un giovane sindacalista di belle speranze che le fa credere che l'amore esiste.
L'Amore? Per una donna?
 Il peso sopra è il senso di oppressione che avverte Firdaus ogni volta che un uomo abusa di lei, è il peso della dignità umiliata che dal quale ormai solo la morte la potrà liberare.

di Luigi De Rosa  


16 feb 2015

Ti voglio bene e devi essere mia

"L'isola delle femmine"
di Peppe Lanzetta
edizioni CentoAutori
isbn 9788868720209


Viola, Milena, Lucia, Carmen, Olimpia, Rita, Gilda, Agnese, Antonella, Emma, Anna, Laura, Mirna, Luana, Alba, Petra, Manuela, Rosanna, Carlotta e Maria sono i nomi dei grani di questo rosario che recita Peppe Lanzetta. Granelli tenuti insieme dal sangue di queste donne vittime di quello che i loro compagni credevano amore e invece era pazzia.   
Napoli Centrale, Magliano Sabina, Tropea, Novi Ligure, Nocera Inferiore, Siena,Carovigno, Seneghe, Conza della Campania, Rossano Calabro, Isola delle Femmine etc sono i luoghi che le hanno viste crescere e morire. Non sono più i paesi che si ostina a cercare Franco Arminio, sono paesi senza più poesia, dove la gente continua ad essere testimone indifferente di questi femminicidi che, rubricati dai magistrati, gridati dagli strilloni nelle bacheche dei giornalai all'alba, sono dimenticati al tramonto dello stesso giorno.
Questi grani di Peppe Lanzetta sono pezzi di vetro, scivolano fra le mani e tagliano la pelle. Questi grani fanno male, immagino uno dei protagonisti che uccide la donna che ama e ne infila il cadavere nel portabagagli per riportarla a casa, come fosse roba sua. Quanta pazzia! Quanta pazzia è nel possesso. Quanta pazzia è nell'uomo che di libertà e rispetto si riempie solo la bocca. 
Ti chiedi alla fine del libro, quando finirà questa mattanza?
Metto su un disco di Pino e immagino che una donna mi chieda:
Ma che ne sai tu di me
dei progetti che ho
delle cose a cui tengo veramente
nero come il caffè
forte preso di notte
mentre scorre l'asfalto insieme alla mia vita
la mia vita
//
c'è un solo modo per capire se mi ami o no
c'è una linea sottile che sta fra il bene e il male
c'è un solo modo per scoprire se sei o no
una persona gentile o mi prendi per il culo//
di Pino Daniele tratto da Anime che girano.

a cura di Luigi De Rosa  


Noto, Via Ferri Vecchi - Napoli la foto è di Nicoletta de Vita