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24 nov 2010

Meditazioni su di una mangiatoia (praesepium)






Santo Natale
di Bruno Forte
San Paolo € 4,00

Lo vedo già re Carlo uscire dalle sue stanze tutto agghindato,
prima il suo nasone e poi la sua spada, l'andatura dinoccolata
e il faccione con stampata sul viso un'eterna espressione bonaria, avvicinarsi
al grande vecchio, quel padre domenicano dallo sguardo eternamente
sognante e chiedergli distrattamente: "Padre Rocco,cumm jamm a presepi?"
ite fatt', e' furnut?" E sì nella Napoli settecentesca padre Gregorio Maria Rocco
era il Maestro del Presepe,come racconta Bruno Forte, le statuine, 'a g rotta, 'o bue e l'asinello, gli angiullil', i magi, tutto curato nei minimi particolari per rendere onore al Mistero.
Luigi Vanvitelli, "settentrionale,padano!" non capiva: " questi napoletani sempre a fare ragazzate"!
Il Presepe napoletano non è una ragazzata , ci sono tutti, i ricchi e i poveri, i santi
e i fetienti, perchè si festeggia il Mistero per tutti .
Oppure che dire del turco Amedir "guardiano" della nascita? Un giorno
una principessa di un'antica casata napoletana comprò un bellissimo
bambinello, preoccupata di un possibile furto mise a guardia della splendida statuina un servo moro,Amedir, che di farsi cristiano neanche sotto tortura! "Principessa" diceva "Amedir cristiano ,quando bambinello parla".
Un giorno si sentì un trambusto, si spalancò la porta della stanza della Principessa che si alzò dalla sua poltrona indignata, ai suoi piedi inginocchiato con gli occhi sbarrati il servo turco che la guardò supplincando e disse: "Amedir cristiano, bambinello mi chama Giuseppe"!
Così Amedir il turco divenne cristiano, perchè colui che è posto a guardia del presepe giunge alla fine alla scoperta di un Mistero più grande :Gesù.Bruno Forte , abbandona per un attimo le vesti del grande teologo, per meditazioni deliziose su un mistero che non smetteremmo mai di contemplare: Dio che si fa carne.

21 nov 2010

Il dharma di Siddharta



La leggenda del santo assassino

di Satish kumar

pagine 105 Sperling & Kupfer e 15,00

Può un assassino diventare un santo?

Si può perdonare l'assassino dei tuoi figli?

Può il dolore che acceca la vedova, diventare perdono illuminante?

C'era un tempo, in un lontano paese di nome Savatthi, dove gli uomoni e le donne erano divisi in caste, i saggi di allora ritinevano la divisione funzionale al buon governo del popolo. I ricchi erano divisi dai poveri, i bianchi dai neri etc etc in basso c'era la casta dei dom: i raccoglitori di feci umane.

Fra i dom nacque Angulimala, un uomo che non accettò la sua condizione di fuoricasta e volle cambiare questa sua condizione,questa ingiusta divisione con la violenza.

Angulimala divenne un terrorista sanguinario, temuto in tutta l'India, la sua presenza era preceduta dal puzzo di sangue e dal fetore della collana di dita umane(anguli=dita mala=collana) strappate alle sue vittime della quale si fregiava spudoratamente.

Un giorno il re Pasenadi in persona con migliaia di uomini rastrellò l'intero paese per catturarlo senza riuscirvi.

Alla fine anche il Buddha, l'illuminato, decise di partire alla ricerca di Angulimala, nonostante il parere contrario di tutti i suoi discepoli.

Buddha dopo un lungo viaggio fu sorpreso in un imboscata dal ribelle sangiunario; al cospetto della sua scimitarra pronta a staccargli la testa il leggendario Siddharta non indietreggiò di un passo sorprendendo Angulimala e a lui si rivolse con queste parole: "Ti farò attraversare il fiume della sofferenza.Ti porterò sulla riva della liberazione.Voglio che tu sappia che la tua angoscia può finire; ira e alienazione non sono per sempre.Il cambiamento è l’eterna legge della vita.Accoglierai la trasformazione?Puoi prendere la mia testa e le mie dieci dita,oppure puoi prendermi tuttto intero con la mia amicizia.La scelta è tua".

Come andarono le cose fra Buddha e Angulimala lo scoprirete leggendo il resto di questa storia che resta a distanza di centinaia di anni uno scrigno di riflessioni fondamentali sulla vita, il dolore e il perdono.

di Luigi De Rosa