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26 dic 2011

Addio a Giorgio Bocca


Addio a Giorgio Bocca
Cuneo, 18 agosto 1920Milano, 25 dicembre 2011

Il 25 dicembre è morto nella sua casa di Milano il giornalista e scrittore Giorgio Bocca. Aveva 91 anni. Nei suoi articoli e nei suoi libri ha raccontato con passione l'ultimo mezzo secolo di vita italiana. Per noi meridionali è sempre stato un personaggio scomodo, mi viene in mente il suo libro "Napoli siamo noi" dove letame su noi Napoletani non ne ha risparmiato, frasi come : " “La Napoli onesta esiste ma le tossine della corruzione che respirano con l’aria sono più forti degli anticorpi” danno fastidio , alcuni dopo l'uscita del libro lo tacciarono di razzismo, in realtà, a mente fredda , "Napoli siamo noi" è stata una critica rigorosa all'establishment partenopeo quello Bassoliniano e Jiervoliniano che col tempo si è rivelata onesto e rigoroso.
di Luigi De Rosa

23 dic 2011

Lo cunto de la menesta maretata che potete ancora gustare a Meta


Lo cunto della Menesta maretata e la tovaglia magica

C'era una volta un poeta napoletano di nome Giulio Cesare Cortese che persa l'ispirazione decise di chiedere aiuto alle Muse.Fatti i bagagli s'incamminò immatinente sul Parnaso,monte greco dove dimoravano le belle sorelle di
Apollo
:Calliope,Clio,Erato,Euterpe,Melpomene,Polimnia,Talia,Tersicore e Urania.Dopo qualche tempo trascorso in quel luogo ameno cominciò ad avere nostalgia del suo paese.Il "mangiafoglie" era inquieto,la cultura non riempiva la sua pancia poco incline alla poesia molto di più a carne e foglie! Ordunque il nobile scrittore preso commiato dalle mitiche donzelle, zaino in spalla, era pronto a dipartirsene quando Apollo, ospite assai generoso, volle fare dono al nostro Vate di una tovaglia fatata: "Quando Eris (dea della fame) si farà viva con i suoi morsi fastidiosi, stendi questo panno sul prato e sarai salvo".
Dopo sedici ore di cammino Giulio Cesare tormentato dai morsi della fame stese la tovaglia
come gli aveva suggerito di fare il buon Apollo ,ed ecco apparire al centro della stuoia un pignato maritato che sfamò il poeta e i suoi compagni.
Nel Seicento era tale il successo di questo piatto fra i Napoletani che Giulio Cesare Cortese compagno di studi e amico di Giambattista Basile volle scrivere un poema che ne celebrasse la bontà.In seguito quando i Partenopei scoprirono il Maccherone, abbandonarono la Foglia,ma oggi,per nostra fortuna, a questo oltraggioso tradimento molti cuochi campani hanno posto rimedio. Vi consiglio, se ci fate l'onore di visitare il nostro paese la Penisola Sorrentina, di chiedere della Menesta maretata di Antonio Cafiero a Meta: la cucina divinamente!
( Forse, nella sua cucina, nasconde la famosa tovaglia magica di Apollo,venite a scoprirlo)

di Luigi De Rosa

(Alcune notizie del racconto sono tratte da "I dodici capolavori della Cucina Napoletana di Lejla Mancusi Sorrentino per le edizioni Intra Moenia)


Viaggio a Parnaso
di Giulio Cesare Cortese - 1616.


Cummo io vidde ch'avea quarche tornese
pigliaie de caudo,e me venette voglia,
bello,tornaremmenne a lo paiese,
che 'mpenzarence schitto avea gran doglia;
havea 'nfastidio già le bone spese
io,ch'era usato schitto a carne e foglia;
o foglia doce,o foglia saporita,
de nuie autro rechiammo e calamita!

Che Canne d'Amatusia,che lecore
de chello,che llà ncoppa Giove licca,
che mele d'Ibla c'have tanto nore,
che Gileppo rosato,o franfellicca!

O foglia mia,Fenice de sapore,
chi dice lo contraro,che s'appicca
hommo privo de 'nciegno e de descurzo,

che n'ha provato maie che cosa è Turzo!

Apollo,che da vero è gran signore,
e penetra lo 'ntrinseco golio,

me chiamma e pe me fare gran favore,
fede rescire lo designo mio,
dicenno:-Io saccio chello ch'aie tu 'ncore,
perche le cose cchiù secrete spio,
saccio ca tu si muorto,ed allancato
pe no bello pignato mmaretato.

Perzò songo contento,che sbignare

craie tu puozze a le belle Serene,
ma perchè a li poeta le denare

songo nnemice,ed io te voglio bene,
piglia sto stoiannucco,e se magnare
tu vuoie,stiennelo nterra , e bi che bene!


Io giubelanno tutto de preiezza
lo piglio,
e ne rengrazio chell'Autezza.


E pigliato da isso e da le Sore

lecientia,parto pede catapede,
n' l'hora veo,perchè de lo valore
de chella pezza faccia l'uocchie fede,
io creo ch'erano iusto sidece hore,
quanno a no vosco me posaie lo pede,
dove tant'ombre tu nce vide stare,
che lo Sole se casca de nce 'ntrare.


Lloco me vedo 'ncoppa de no prato
che parea no trappito de Soria;

mecco lo stoianucco llà chiegato,
ed ecco veo,ma chi lo credarria?
No piezzo de vitella sottestato,
e no pignato proprio a boglia mia,
maccarune,pasticce,caso e pane,
e grieco,mangiaguerra e mazzacane.

Un "Gatto" per i bambini


Il sigaro di fuoco
di Alfonso Gatto

Presto in tutte le librerie la ristampa del "Sigaro di fuoco" raccolta di poesie per bambini pubblicata in collaborazione con La Casa della Poesia di Baronissi,al libro sarà abbinato un DVD con sei poesie lette da Diego De Silva arricchito
da cartoons firmati da Rosario Memoli e Domenico Latronico.
A chi volesse approfondire la conoscenza del celebre poeta salernitano e avere notizie sul calendario delle iniziative editoriali per il 2o12 segnalo l'articolo di Gabriele Bojano sul Corriere del Mezzogiorno edizione del 23 dicembre 2012 e l'intervista a Filippo Trotta e Andrea Camilleri presidente onorario della Fondazione Alfonso Gatto.
(in alto un momento di pausa durante le riprese del film di Pasolini "Il Vangelo secondo Matteo"
dove Alfonso Gatto interpretò l'apostolo Andrea)

ALBA A SORRENTO
di Alfonso Gatto











Al freddo stretto i limoni movevano la luna d’alba
prossima ad esalare scialba nel cielo dei portoni.
Sulla finestra a grate, tra i rami d’arancio
portava il vento uno slancio di polle rosate:
i gerani smorti dal gelo trepidavano d’aria
sotto l’arcata solitaria illuminata dal cielo.
Ai monti pallidi d’ali sorgevano voci remote,
per strada le ruote dei primi carri, i fanali
tenui nel vetro dell’aria, trasparenza del verde
fresco delle persiane; lungo i cancelli
il sole era un caldo cane addormentato tra i monelli.

28 ott 2011

Terzani e gli Hobbit alla Normale di Pisa

Il mio fratellone Tiziano Terzani
di Alberto De Maio
pagine 193 Tea € 13,00

Questa è la storia di tre ragazzi,Alberto,Dino e Tiziano che si incontrarono
alla Normale di Pisa e coltivarono insieme sogni infiniti...
Tiziano era il più grande, in senso fisico,la sua altezza faceva apparire gli altri
due amici degli gnomi, ma insieme  impararono che cos'è la vera grandezza.
di Luigi De Rosa


11 ott 2011

Addio a Giuseppe Ferraro


Napoli - 11 ottobre 2011 Lutto nel mondo dell'editoria napoletana

Si è spento all'età di 81 anni Giuseppe Ferraro fondatore con i fratelli
Vincenzo, Mario e Luigi dell'omonima casa editrice. Fin da giovane, come commesso,
si occupò di libri prima nelle storiche librerie di via San Sebastiano e via Santa Chiara
poi nel 1975 fondò la famosa Casa editrice F.lli Ferraro che pubblica testi scolastici e volumi scientifici.
Chi di noi studenti al liceo non ha passato notti insonni sopra le pagine del mitico
"Balestrieri" tentando di fare entrare nella zucca dura un po' di formule chimiche o la geometria
di Cirillo etc etc.
Le esequie si terranno oggi alle 11 nella chiesa dei Fiorentini in Piazza degli Artisti.
Da questa libreria le più sentite condoglianze alla famiglia.
Luigi De Rosa ,responsabile Libreria L'Indice










4 ago 2010

Addio ad un grande Editore


Il mestiere di Editore è difficilissimo e se fatto
in Italia, nel Sud, è quello di un pazzo.
Ma speriamo che i pazzi da noi nel Sud non manchino mai.
Un saluto a Elvira Sellerio ora la Sicilia
è solo un'isola.





Guccia

‘Na guccia nun è nenti
quannu è sula
quannu aspetta
ca passa natra guccia
p’addivintari ciumi...
un ciumi
ca parti di lu celu
e sciddica cantannu
nfina a li radici di la vita
p'addivintari ciuri
p'addivintari spica
p'addivintari pani
‘Na guccia nun è nenti
ma è la prima petra di la vita.
Una goccia non è niente/quando è sola/quando aspetta/che passi un’altra goccia/per diventare fiume…/un fiume/che parte dal cielo/e scivola cantando/fino alle radici della vita/per diventare fiore/per diventare spiga/per diventare pane/Una goccia non è niente/ma è la prima pietra della vita.

di Michele Sarrica 28 10 2008 www.neteditor.it
www.michelesarrica.it