12 set 2010

Primo comando


Linea d'ombra
di Joseph Conrad Garzanti Editore

"La linea d’ombra" di Joseph Conrad come “l’Arte della Guerra” di Sun Tsu sono quei testi che , personalmente, terrei sempre nella libreria a portata di mano,pronti per una rilettura, perché sono come una medicina ricostituente, perché ti danno forza, ti infondono coraggio,quando li leggi ti danno quella voglia di reagire alle difficoltà della vita che solo le parole giuste al momento giusto di un padre ad un figlio sanno dare,solo lo sguardo duro e determinato del Maestro che insegui quando tu, allievo di Aikido, sei steso sul dojo con l’avversario pronto a finirti e quello sguardo ti dice,in un silenzio assordante, che è quello il momento di reagire, che hai in te tutto quello che occorre ed il tuo corpo reagisce come una molla carica appena liberata dal suo fermo e nulla al mondo potrà impedirti di essere, badate: essere, perché nella vita non si vince e non si perde, si ha solo la possibilità di essere o non essere.
Nel testo Conrad narra di un giovane capitano al suo primo comando in Estremo Oriente, che affronta una faticosa navigazione per cause metereologiche e per un'insidiosa malattia a bordo.
Dopo diciotto mesi d'imbarco sulla Red Ensign, come secondo ufficiale, il giovane protagonista inspiegabilmente decide di abbandonare la vita di mare e di ritornare in patria. Sbarcato a Singapore prende alloggio temporaneamente presso la Casa del Marinaio, nell'attesa di un passaggio per l'Inghilterra.
Lì conosce il Capitano Giles, esperto lupo di mare, ha compreso il vero motivo, che spinge il giovane a tornare a casa, attendere la grand'occasione della propria vita, il comando di una nave, che non si presenta mai, l'ha logorato e reso scontento al punto da rinunciarvi del tutto. Quando tutto sembra ormai deciso, giunge, fortuita, l’occasione di un comando, una nave il cui capitano è deceduto in circostanze misteriose.
Il veliero, in rada a Bangkok, è una magnifica nave ed il giovane comandante ne è entusiasta ma buona parte dell''equipaggio è affetto da febbri tropicali, il suo secondo ufficiale, un certo Burns, tipo enigmatico lo mette a conoscenza delle disavventure della nave per colpa del suo ultimo capitano, un essere diabolico, che voleva farla finita con tutto e con tutti.
Il giovane non si lascia intimidire e nonostante la difficile situazione salpa.
Ma fatte poche miglia, scomparsa la linea bruna della costa, il veliero piomba in una calma asfissiante, che toglie il respiro agli uomini e alle vele. La nave resta quasi immobile per giorni e giorni, mentre la situazione a bordo precipita. Le febbri tropicali risparmiano solo lui e Ransome, il cuoco di bordo, mentre la maledizione del vecchio capitano sembra avverarsi quando il giovane scopre che la scorta di chinino su cui aveva fatto grande affidamento, in realtà è un miscuglio di polvere comune, l'ultimo imbroglio di quel vecchio pazzo e malefico individuo.
Sono trascorsi diciotto giorni dalla partenza da Bangkok e quell'invisibile linea d'ombra dell'80° e 20' di latitudine, pare inchiodarli definitivamente ad un destino di sciagura e di morte, non c'è modo di superarla, ma il giovane capitano tiene duro con il coraggio della disperazione fino a quando il cielo sembra volerli inghiottire in una cupa nuvola nera, poi lentamente cadono le prime gocce di pioggia e il vento si leva, strappandoli a quell'inferno d'immobilità.
Cinquanta ore dopo, all'estremo delle forze e aiutato da Ransome e dal febbricitante Burns, il giovane comandante conduce in salvo la nave.
Il racconto si conclude con l'ultimo incontro tra il protagonista e il capitano Giles, che ritrova alla Casa del Marinaio. Il vecchio lupo di mare gli ricorda che un uomo deve saper affrontare la cattiva sorte, i propri errori e la propria coscienza, perché è con questo che si lotta nella vita e non bisogna scoraggiarsi, soprattutto quando si è giovani. E lui gli risponde che non lo è più e che l'indomani riprenderà li viaggio. Il vecchio lo guarda compiaciuto e approva, ora sa che l'amico è davvero pronto per la vita.

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