01 apr 2013

Fine di una vita

Cuore cavo
di Viola Di Grado
e/o pp.166 € 16,00
isbn 9788866322542

 "Da vive , le persone sono così libere da aver bisogno di un bordo.
Per istinto e per cultura lo identificano con la morte.
E' sempre stato così,è  stato così per tutti,e lo è ancora.
Le persone credono che finire di vivere segni un limite...
C'è bisogno di questo muro.
C'è bisogno di sapere che non può essere abbattuto.
Nessuno ha il coraggio di immaginarne l'assenza.
Le letteratura e la religione hanno coperto questo muro di scritte pietose.
La fregatura è quando scopri la verità
Non c'è muro,linea divisoria,bordo,fine."
(da Cuore Cavo di Viola Di Grado; e/o ;2013)

In questo libro è descritto il suicidio, quello di una giovane donna, studentessa di biologia a pochi esami dalla laurea, Dorotea è il suo nome, almeno questo è il senso che hanno la serie di segni  scritti sulla sua lapide nel cimitero di Catania. La ragazza vive,o meglio viveva,( mentre di sotto nel terreno umido gli insetti sarcofagi cominciano a pasteggiare col suo cuore),  con la madre di professione fotografa, donna tanto affascinante quanto anaffettiva. Il padre non l'ha mai conosciuto anche se questa figura maschile la fanciulla la cerca,la insegue, disperatamente, lungo tutto l'arco della sua vita di dopo, quella di fantasma. Zia Clara,editore, è la donna più forte di questa inquietante famiglia, dove, in passato si è già consumata una tragedia, il suicidio di zia Lidia ,disgrazia che ha già messo a dura prova  i labili equilibri di questa piccola comunità di donne di cui Clara stancamente raccoglie i cocci.Ma intanto loro, dico gli insetti calliforidi, stanno continuando imperterriti  a moltiplicarsi nella carne in decomposizione del cadavere di Dorotea. Viola Di Grado fotografa con la penna le mosche "metalliche" che depongono le loro piccole uova bianche negli interstizi della pelle di Dorotea, mentre i bigattini, quei vermi bianchi noti ai pescatori, spazzolano tutto quello che non è osso. Ho trovato molto interessante  questo romanzo,scritto benissimo, originale l'avvicendarsi nella narrazione di paragrafi dedicati agli episodi della vita di Dorotea prima e dopo il 23 luglio 2011 , giorno del suicidio, con la descrizione quasi maniacale dei vari stadi di decomposizione del corpo della sfortunata ragazza, sembra un "necroir" un nuovo genere letterario, permettetemi una battuta, la descrizione di un fenomeno necrotico e un noir, si perchè il suicidio, come spiega Emile Durkheim, è un fenomeno sociale non individuale, nel romanzo Dorotea ci descrive tutto il suo mondo, padri assenti, madri nevrotiche ,zie decise, fidanzati egoisti, amici e amiche evanescenti; attraverso la conoscenza di questo universo scopriremo il nome del movente e dell'assassino.

di Luigi De Rosa















Viola Di Grado,scrittrice

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