05 nov 2012

E' il consenso della massa che rende sovrana l'opinione

Napoleone
il comunicatore
di Roberto Race
Egea Edizioni pagine 141 € 16,00

 "Il Primo Console supera le Alpi al Gran San Bernardo" questo è il titolo di un celebre quadro del pittore Jacques-Lous David che ritrae nell'Agosto del 1800, quello che diventerà il nuovo padrone di Francia. Nel quadro un giovane generale spavaldo cavalca un purosangue fra le montagne innevate e guida i suoi
"grognàrds "(brontoloni) così il futuro imperatore chiamava la sua mitica fanteria, alla conquista del Lombardo-Veneto. Quadro bellissimo,peccato sia tutto "falso", solo propaganda, all'epoca non c'era il photoshop, ma il pittore trasformò una magnifica giornata (e come avrebbero potuto altrimenti i Francesi attraversare quelle impervie strade di montagna?) in una giornata di tempesta per sottolineare il coraggio del cavaliere, cavaliere?, altro falso, provate a cavalcare un purosangue lungo quei sentieri di montagna, ma si intuisce che, da che mondo è mondo, un eroe sul cavallo bianco, lancia un messaggio a supporter e detrattori,  très magnifique !
Il giovane Napoleone intuì subito l'importanza della comunicazione, attraverso quadri, loghi  (la famosa N o l'Aquila imperiale,quello che oggi chiamiamo merchandising),oppure giornali fondati apposta per raccontare la sua versione edulcorata dei fatti  al Direttorio  ma soprattutto al popolo,il primo console faceva pervenire immagini e notizie vincenti, così come alla sua Grande Armèe offriva l'immagine del generale che è sempre al suo fianco,schierato con la stessa divisa sul campo di battaglia a imbrattarsi di fango e sengue. Un "parvenu" non un nobile,lui stesso diceva:"un capo che non bada alle necessità dei soldati non dovrebbe mai comandarli".
Sul campo di battaglia mentre Austriaci e Russi si schieravano su una linea di fuoco lunga ed ininterrotta, il geniale corso, divideva i suoi in battaglioni distanti ma sempre pronti a cogliere gli ordini dei superiori che li muovevano come pedine su di una scacchiera,avanzavano,arretravano,aggiravano il nemico, non davano punti di riferimento,ancora una volta la comunicazione rapida e veloce fra i reparti si rivelava un'arma vincente..Napoleone studiava il territorio, agli ambasciatori nemici dava risposte ambigue o faceva trapelare informazioni artatamente errate. Napoleone premiava i suoi fedeli collaboratori, ai popoli che conquistava unstillava l'idea che si trovassero di fronte ad un liberatore non un tiranno, e intanto li derubava di tutto. Quando invase l'Egitto, studiò il Corano e i costumi mussulmani per entrare in sintonia  con quelle popolazioni e intanto feceva trasportare al Louvre tutti i testori dei faraoni che riusciva a "rubare".  Era un genio non solo militare ma anche della comunicazione come affabulazione e manipolazione.L'imperatore dei Francesi  era un uomo scaltro e cinico, pronto a farsi immortalare stavolta dal pittore Gros , mentre sfiorava la piaga di un malato a Jaffa (il messaggio è: "Napoleone è vicino ai deboli") salvo poi con puro cinismo dare l'ordine di avvelenare quegli stessi malati perchè avrebbero rallentato la marcia sul Cairo.Questo saggio di Roberto Race ci offre non solo la possibilità di approfondire la conoscenza di un personaggio che nel bene e nel male ha fatto la storia d'Europa e ne ha cambiato per sempre i destini di popoli e Stati, ma pone in evidenza la genialità dello statista francese nell'intuire quanto la comunicazione usata per creare consenso divenne allora ed è ancora di più oggi  strumento "diabolico",indispensabile,da coltivare e affinare alla base del successo di qualunque leader in qualsiasi campo sia destinato ad operare.
di Luigi De Rosa

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