05 giu 2012

Salviamo Tiberio


A Capri per circa un mese è rimasto a stazionare nelle acque dell'isola azzurra un delfino, fin qui niente di strano, è da millenni che questi simpatici mammimeri marini attraversano le acque del Golfo di Napoli,il problema di questo tursiope, che gli isolani hanno subito adottato col nome Tiberio, è che all'altezza della pinna caudale ha conficcata una busta di plastica nera, ricordo forse di un incursione nelle reti di qualche pescatore,fatto sta che tale elemento gli impedisce una nuotata fluida e veloce, quindi gli rende difficoltosa la cattura dei pesci.Alcune settimane fa Tiberio era scomparso dallo specchio d'acqua caprese e si temeva il peggio.Oggi dalla prima pagina del Mattino edizione del 5 giugno 2012 apprendiamo dalla penna di Annamaria Boniello che il delfino è stato avvistato nelle acque dell'isola di Ponza purtroppo sempre in compagnia della busta di plastica. Inutili i tentativi di ambientalisti e uomini delle varie capitanerie di porto di liberare il cetaceo da tale ingombro. Ci chiediamo, c'è qualcuno in Italia in grado di salvarlo o è destinato a morire di fame con la sua busta di plastica?
I greci che abitarono le coste campane lo chiamarono delphis che nella loro lingua vuol dire "utero", proprio a sottolineare che tale animale era legato alla fecondità e alla maternità, dove c'erano i delfini c'era abbondanza di pesci e di vita marina, la dea egizia Hathor e quella greca Afrodite erano indissolubilmete legate a tale simbolo che in epoca cristiana passò a rappresentare, anche per le sue leggendarie doti di "salvatore" di naufraghi il Cristo, in greco antico delfino si scrive "Iczus",giocando con le lettere che compongono tale parola le prime comunità cristiane attaccate dai pagani potevano scrivere del Redentore :"Iesus Cristos Zeos uios soter", Gesù Cristo figlio di Dio Salvatore, senza incorrere nelle persecuzioni.
Un po di storia per un animale che merita molto più rispetto di quanto ne riceva.

di Luigi De Rosa

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