15 lug 2012

La vita dell'uomo di Khushpur (Villaggio della Felicità)


Oggi a Piano di Sorrento (NA),Villa Fondi ore 20.30 don Rito Maresca e Francesca Milano presenteranno "Morte di un blasfemo",il 20 luglio a Vico Equense si replicherà alla presenza del Vescovo mons.Francesco Alfano.
Morte di un blasfemo
di Francesca Milano
San Paolo pagine 140 € 12,00

prefazione dell'On. Franco Frattini


Shahbaz Bhatti,mi piacerebbe raccontare la storia di quest'uomo senza cadere nella retorica ma con la passione e il rigore intellettuale che merita ,come ha fatto splendidamente la mia conterranea Francesca Milano,perchè Shahbaz merita sopra ogni altra cosa di essere ricordato,di essere, ci auguriamo,imitato dai credenti di tutte le confessioni .
Il Pakistan descritto in questo testo è una terra ostile ai Cristiani,agli Indù ed alle altre minoranze religiose che ne compongono la popolazione. Se non ci fosse stata la lotta ostinata e coraggiosa di Shahbaz Batthi ci sarebbero potute essere delle leggi ratificate da parte di determinate fazioni politiche mussulmane al potere, che avrebbero ricordato quelle messe in atto da Hitler contro gli Ebrei. Shahbaz Batthi figlio di una coppia di pakistani cattolici, nacque il 9 settembre 1968 a Khushpur nel Punjab, in dialetto punjabi "khushpur" vuol dire "villaggio della felicità", strano destino quello di quest'uomo che spese tutta la sua breve esistenza per la felicità del prossimo,ma a lui,in questa vita ,è stata negata per sempre.Riuscì a laurearsi e a diventare Ministro per le minoranze religiose per le quali è morto il 2 marzo 2011 assassinato da un commando terroristico.In Pakistan c'è una legge chiamata "la legge nera" che regola la blasfemia, chi offende Maometto o il Corano, rischia la vita.
Gli integralisti e i terroristi da non confondere con i Mussulmani veri, adoperano spesso questa ed altre leggi della Shari'a per perseguitare,umiliare,assassinare Cristiani ed Indù senza che le autorità dello Stato muovano un dito.Nel testo si racconta di un vecchio cristiano analfabeta che faceva lo spazzino al quale dei "Talebani" avevano chiesto di buttare nell'immondizia certi fogli senza dirgli che si trattava di pagine del Corano, fu accusato di blasfemia,solo l'intervento di Shahbaz Batthi ne impedì la condanna a morte.Con la blasfemia in Pakistan si arriva a comportamenti grotteschi e orribili,accadde così che un giorno una coppia di giovani sposi "mussulmani" in moto,a causa del terreno accidentato, avesse perduto il controllo del mezzo e fosse finita contro una statua di Maometto, i due feriti non solo non furono soccorsi dalla gente,ma arrestati per blasfemia.Ricordare Shahbaz Batthi vuol dire parlare di un Uomo che ha sfidato le persecuzioni, l'intolleranza più becera,le continue minacce di morte a lui e alla sua famiglia per dare una mano ai poveri,ai dereletti,ai deboli di tutte le confessioni. Lo immagino salire sulle montagne del Kashmir per raggiungere Balakot a piedi, dopo il terremoto dell'8 ottobre 2005 ( 7,6 della scala Richter e 30mila morti ), tutt'intorno cadaveri e distruzione,freddo e neve,eppure con gli amici dell'Apma* strappò alla morte centinaia di donne e bambini,innalzò tende,offrì cibo e acqua a tutti.
Qualche volta ,da" occidentale pasciuto" come dice Erri De Luca,entro in un tempio di domenica,mi colpisce il freddo nelle navate e la eco dei miei passi,la solitudine del prete che officia la messa,penso alle parole di Shahbaz Batthi all'amico Monsignor Dino Pistolato direttore della Caritas di Venezia:"quanto siete fortunati a poter partecipare alla messa liberamente senza paura",in Pakistan dove si rischia la vita le Chiese sono piene di persone che pregano,da noi sono sempre più vuote.
di Luigi De Rosa
Non possiamo,non dobbiamo, non vogliamo dimenticare Asia Bibi
Desidero chiudere questa recensione al testo di Francesca Milano ricordando a tutti voi che in Pakistan la legge nera,quella sulla blasfemia miete ancora oggi molte vittime, una su tutte è divenuta simbolo di questa crudeltà: Asia Bibi.
Asia Bibi è una contadina cattolica che nel 2009, durante il suo lavoro nei campi si era recata a raccogliere acqua in un pozzo, respinta dalle colleghe mussulmane , fu poi dalle stesse accusata di blasfemia. Chiusa in uno stanzino fu picchiata e stuprata.Fu arrestata e un anno dopo condannata a morte. Per la sua liberazione si sono battuti e ,purtroppo, sono morti, Salmaan Taseer allora governatore del Punjab e Shahbaz Bathi. Benedetto XVI ancora il 18 novembre 2010 ne chiedeva inutilmente la liberazione. Dopo la morte di Osama Bin Laden la sua vita in carcere è divenuta ancora più insostenibile.
Non dimentichiamo Asia Bibi
Non dimentichiamo Asia Bibi
Non dimentichiamo Asia Bibi
di Luigi De Rosa

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